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Il carpigiano Maini nell’inferno di Tonga Prima la paura, poi la chiamata ai parenti

Il 65enne è riuscito a comunicare dopo alcuni giorni. È titolare di una pizzeria che porta il suo nome, si è trasferito 15 anni fa

CARPI. Si è trasferito da Carpi nel regno polinesiano di Tonga per aprire la sua attività commerciale, ma negli ultimi giorni ha vissuto momenti di paura insieme alla sua famiglia.

Il carpigiano Marco Maini , 65 anni, per giorni non è riuscito a contattare parenti e amici in Italia a causa del blocco delle comunicazioni, avvenuto in seguito all’eruzione del vulcano sottomarino nell’Oceano Pacifico. Questo fenomeno ha provocato uno tsunami con danni ingentissimi conseguenti.


Maini è riuscito, dopo giorni, a mettersi in contatto con i parenti, rassicurandoli sulla sua incolumità e su quella della sua famiglia. Il carpigiano si è trasferito 15 anni fa nel Regno di Tonga. Qui ha aperto una pizzeria che porta il suo nome, Marco’s Pizza, divenuta un punto di riferimento per gli italiani all’estero. Lo si capisce dalle numerose recensioni lasciate in Rete sul suo locale. Marco, residente a Nukualofa, la capitale, si è sposato con una donna del posto, dalla quale ha avuto due figlie.

Dal 14 gennaio, i parenti di Marco non avevano più sue notizie. Molti gli hanno scritto su Facebook, ma l’interruzione delle linee di comunicazione ha fatto sì che non potesse rispondere.

Il vulcano da cui è scaturito lo tsunami è distante una settantina di chilometri dall’abitazione del carpigiano. Strade allagate, edifici distrutti e ampie aree ricoperte dalle ceneri vulcaniche sono stati prodotti dall’eruzione. Tuttavia, è arrivata la comunicazione rassicurante sullo stato di salute di Maini, che si trovava in una zona di collina, lontana dalla calamità naturale. Questo non significa che lo spavento non sia stato tanto ugualmente per il 65enne, la moglie e le bambine che si trovavano a poche decine di chilometri dal disastro.

Mentre gli operatori telefonici si stanno occupando del ripristino delle linee, gli abitanti di Tonga riescono a comunicare tramite collegamenti provvisori con cui si riesce a trasmettere lo stretto necessario. I disagi si sono creati a seguito della rottura del relativo cavo di comunicazione sottomarino e non potranno essere superati fino all’intervento di una nave specializzata, che dovrebbe partire dalla Papua Nuova Guinea nel fine settimana, ma dovrà prima recarsi a Samoa per caricare la necessaria strumentazione tecnica.

Anche sul fronte umanitario stanno arrivando gli aiuti. Cinque giorni dopo l’eruzione del vulcano Hunga Tonga-Hunga Hàapai e del successivo tsunami che ha devastato le isole Tonga sono atterrati all’aeroporto principale dell'arcipelago, sull’isola di Tongatapui, i primi aerei militari australiani e neozelandesi carichi di aiuti. Un atterraggio reso possibile da giorni di lavoro per ripulire la pista coperta da una spessa coltre di cenere che la rendeva inutilizzabile.



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