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Modena. Ne fa di tutti i colori al vicino di casa: condanna per stalking

Otto mesi al 30enne, arrivato anche alla scazzottata Poi danni all’auto, agli arredi e persino alla canna fumaria



Danni alle sedie del giardino, ammaccature all’auto, taglio della canna fumaria e addirittura una scazzottata. Con queste “delicatezze” nei confronti del vicino, non sorprende più di tanto che un trentenne di origine marocchina ieri sia stato condannato a otto mesi per stalking condominiale.


La storia è ambientata in un borgo colonico alla periferia di Modena, zona industriale, contesto molto vecchio dove si sono stabilite cinque famiglie. I problemi si sono creati nella palazzina dove in un appartamento viveva l’uomo con la moglie e in un altro una famiglia di rumeni. I rapporti non sono mai stati idilliaci, ma sono esplosi nel lockdown della primavera 2020, in un’escalation di episodi spiacevoli. Che il vicino rumeno ha puntualmente denunciato (chiamando spesso anche la polizia Locale) fino a metterli in fila e corroborare così un’accusa di stalking condominiale.

I fatti descritti dall’accusa sono decisamente particolari. Una volta il marocchino mentre parcheggiava avrebbe intenzionalmente colpito più volte l’auto del rumeno per far danni. Un’altra avrebbe approfittato del parcheggio in folle dell’auto dell’altro per spingergliela fin davanti alla porta di casa (che si apriva lo stesso, comunque). Nel periodo ancora invernale, un giorno è salito sul tetto tagliando la canna fumaria dell’appartamento del vicino dicendo che in quel modo voleva eliminare i cattivi odori che appestavano la palazzina. D’estate ha preso le sedie da giardino del vicino lanciandole in aria per sfregio. E poi una volta i due sono passati alle vie di fatto scambiandosi una discreta serie di cazzotti che hanno mandato entrambi all’ospedale, con prognosi di alcuni giorni. Fatto anche questo prontamente denunciato dal rumeno, mentre l’altro non ha contro-denunciato.

Così si è arrivati all’apertura del fascicolo in Procura, al processo e ieri appunto alla sentenza di primo grado: otto mesi di carcere, più il risarcimento del danno. «Attendiamo di conoscere le motivazioni, ma c’è tutta l’intenzione di fare appello» annuncia l’avvocato difensore Fabrizio Canuri. Il 30enne per fortuna da tempo ha abbandonato il casolare.

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