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Modena, vaccino snobbato dagli over-50: «All’appello mancano in 26mila»

I cittadini in questa fascia di età devono farlo entro il 15 febbraio. Brambilla dell’Ausl: «Pensavamo a numeri diversi»

MODENA. «Non abbiamo ancora numeri soddisfacenti: si tratta di persone che non vogliono proprio vaccinarsi, evidentemente...».

Antonio Brambilla, direttore generale dell’Ausl di Modena, non nasconde una certa amarezza. Ogni riferimento è agli over-50 che ancora non si sono vaccinati e che lo dovranno fare, pena anche la sospensione dal posto di lavoro, entro il prossimo 15 febbraio. Poco meno di un mese per sottoporsi alla prima dose, ma di certo non si è ancora registrato il boom di adesioni. In questa categoria, evidentemente (giusto per riprendere l’avverbio di Brambilla), c’è ancora qualcuno che non ha deciso di presentarsi ai vari hub della provincia («che per loro sono sempre a disposizione, in ogni momento»).


A confermare l’amarezza del direttore generale sono appunto i numeri da lui snocciolati durante l’ormai classica conferenza di metà settimana. Dall’8 gennaio, dal via del già citato obbligo, dei 30mila over-50 non vaccinati in poco più di 3mila si sono presentati nei Centri modenesi. Ergo: sono ancora 26.654, le persone che non si devono sottoporre al vaccino. Complessivamente l’8% del totale degli over-50 della provincia. Andando nel dettaglio, poi, si possono estrapolare altre interessanti curiosità riguardanti questa categoria di cittadini. Per esempio c’è da dire che la fascia più reticente alla somministrazione del vaccino è quella che va dai 50 ai 59 anni, mentre i più “anziani” sembrano quasi propensi a regolarizzare la propria posizione. Per una somma che, quindi, appare lontana dalle speranze dei sanitari.

Il tutto accade in un contesto che, certo, non si può definire sereno. A confermarlo c’è ancora Brambilla: «È partito l’autotesting e la percentuale di positività resta in generale molto alta. La diffusione del virus è sostenuta, con risvolto negativo di nuovo sui numeri dei ricoverati (quasi +3%), ma nonostante più di 2mila positivi al giorno la situazione, seppur complicata, appare gestibile. I ricoverati nel territorio sono 335 di cui 295 nei reparti Covid, 18 in terapia sub-intensiva e 22 in terapia intensiva. 99 dei 335 ricoverati, il 29,5%, – continua Brambilla – è entrato in ospedale per cause diverse dal Covid, ma poi ha riscontrato un tampone positivo». E per queste casistiche, specifica Brambilla,«sarebbe importante confrontarsi con il Governo per rivedere i criteri del conteggio». Si resta in tema ricoveri: «I vaccinati ospedalizzati hanno in media 74 anni, quelli non vaccinati 61».

Ci sono poi i lavoratori della sanità contagiati che sono vicini ai 400: «Un aspetto che non aiuta l’erogazione del servizio»: ricorda Silvana Borsari, direttrice sanitaria e responsabile della campagna vaccinale

Tra i dati forniti da Ausl ce n’è poi uno in particolare che è capace di scatenare la curiosità. È quello che riguarda le re-infezioni, ovvero le persone colpite dal Covid una seconda volta: si tratta del 5,9%. Su questo aspetto, l’immunologo Andrea Cossarizza specifica: «Una persona vaccinata è protetta in modo clamoroso dalla malattia, ma può infettarsi, lo abbiamo sempre visto e detto. La terza dose – prosegue – è molto potente contro la malattia grave, mentre sull’infezione si comporta come può. E comunque gli anticorpi funzionano meglio oltre le alte vie respiratorie, oltre il naso, e quindi – rimarca – non ci si stupisce di tutto questo».

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