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«Ci sono alcuni casi di pazienti aggressivi a Modena: si credono malati a causa di chi li cura»

Il dottor Pinelli svela il paradosso: «C’è chi rifiuta l’Intensiva. Per il futuro immagino ospedali dedicati solamente al virus»



“Direttore della Medicina d’urgenza e Area critica dell’ospedale di Baggiovara”, uno dei reparti Covid dell’azienda ospedaliera.


Bastano i “gradi”, chiamiamoli così, per intuire subito che il dottor Giovanni Pinelli è da tempo, insieme al suo staff, in prima linea nella battaglia al virus. In prima linea e a stretto contatto con le situazioni più complicate, con i casi trattati in Terapia intensiva per intenderci. Un lavoro che continua senza sosta, soprattutto in questo periodo con l’impennata di nuovi contagi (i ricoveri nei reparti ordinari sono più elevati dello scorso anno).

Tante le situazioni da affrontare quotidianamente, comprese quelle legate ai pazienti, sì ai pazienti, che non vogliono farsi curare. «Per fortuna si tratta della minoranza, ma purtroppo succede», conferma proprio Pinelli. Casi limite che, però, fanno inevitabilmente rumore. I soggetti sono, come facile intuire, quelli che da un primo momento sono stati etichettati come “negazionisti”. Che non credano all’esistenza del virus o alla validità del vaccino è un aspetto secondario, resta la pericolosissima reticenza alle cure: «Il problema non è piccolo – continua il medico – registriamo qualche paziente “aggressivo”, che addirittura ritiene l’ospedale responsabile della sua malattia». Uno scenario difficile da spiegare, che i protagonisti di questa improbabile ipotesi argomentano così, chi racconta è ancora Pinelli: «Il virus, come ormai si sarà capito, peggiora con il passare dei giorni. I sintomi sono in un primo momento meno importanti, poi aumentano. E da qui la fantasia che sia colpa dell’ospedale se si è aggrediti più intensamente dal Covid». Questo è solo un esempio, ma ce ne sono altri: «Qualcuno ha rifiutato la Terapia intensiva, qualcun altro è rimasto della sua idea nonostante la guarigione dopo il trattamento in Intensiva stessa. Quale idea? Beh, ancora che la causa della malattia sia dell’ospedale. Fortunatamente casi isolati, ma ci sono. Discorso diverso, almeno per il momento, per quanto riguarda i parenti dei ricoverati, nessuno si è presentato a protestare o a incolpare noi medici di qualcosa».

Detto dei particolari e tristi episodi, il commento del dottor Pinelli si fa più ampio. Ogni riferimento è alla situazione attuale con una sguardo al futuro. Il ragionamento è interessante: «Credo che un giorno, forse neanche troppo lontano, dovremo lavorare su due tipologie di ospedali. Quelli interamente dedicati al Covid o ai pazienti positivi e quelli che potremmo definire standard. Modena, che conta su due strutture, partirebbe da una posizione di vantaggio. Un progetto simile potrebbe essere utile per continuare le attività, penso in particolare agli interventi chirurgici, che sono state stoppate. Quest’ultimo aspetto che mi colpisce anche da cittadino e non solo da medico. Purtroppo, però, nonostante il nostro grande sforzo siamo stati costretti a ridurre alcuni importanti servizi per le persone».

Non potrebbe essere diversamente considerata la mole di lavoro: «Molti reparti sono stati convertiti in reparti Covid, in più dobbiamo fare i conti con l’aumento dei ricoveri in quelli ordinari, mentre le Intensive sono ancora sotto controllo. A questo si aggiungono i casi di positività da parte del personale sanitario. Nei due ospedali sono circa 200, praticamente nella totalità si tratta di contatti in famiglia. Questo mi sembra importante sottolinearlo. Insomma – conclude il dottor Pinelli – uno sforzo che certo non si è ridotto e che in questo periodo, con l’aumento dei contagi, si è fatto nuovamente intenso».

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