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Ecco il “Miracolo di San Geminiano”: la tela per Modena di Wainer Vaccari

Un’imponente opera commissionata dal gallerista Mazzoli: «Ho scelto una vista dal basso realistica e vertiginosa»

Modena. Il giorno in cui Attila si perse nella nebbia e non arrivò a Modena: questo è il miracolo più conosciuto di San Geminiano. Ma ce n’è un altro che i cultori di tradizioni modenesi considerano importante. E avvenne molti secoli dopo la morte del santo. Siamo nel Medioevo. Un bambino sale con la madre sulla Ghirlandina, si affaccia da una finestra e cade. La madre grida e improvvisamente appare il santo che afferra il bambino prima della caduta e lo salva. Come si dice, “lo prendere per i capelli”. E’ una storia che non tutti conoscono ma che sta particolarmente a cuore a Emilio Mazzoli. L’importante gallerista d’arte contemporanea è anche un cultore delle tradizioni popolari modenesi. Comprese quelle di devozione religiosa. Ed è molto attaccato alla figura di San Geminiano. Al punto che ha chiesto di creare una tela sulla storia di questo miracolo a Wainer Vaccari.

La sua scelta è caduta su uno dei più prestigiosi pittori di genere figurativo e oltretutto i due si conoscono da anni. Ed è nata così, dopo mesi di studio e di lavoro, una tela alta due metri e mezzo. Un quadro che ricorda quelli che si vedono nelle chiese. Dato il soggetto religioso, non improbabile che accada, ma sarà questa la sua destinazione finale? O magari lo vedremo in uno spazio pubblico prestigioso: una sala del Comune o di un’altra istituzione? Mazzoli spiega di avere già avuto dei contatti con l’arcivescovo di Modena don Erio Castellucci. Nessuna promessa, nessuna richiesta. Ma è un passo importante che la Curia modenese si interessi già di quest’opera che non è mai stata esposta e che, in occasione della Festa di San Geminiano, ora presentiamo per la prima volta in pubblico. Si tratta di una tela di particolare bellezza.


In passato erano state fatte altre due opere su questo miracolo (più alcuni disegni). La prima risale al pittore modenese Pellegrino Munari che in pieno Rinascimento e oggi è esposta al Museo Civico. Il santo ha un’aria abbastanza imbronciata mentre compie il miracolo. Un Geminiano barbuto e ancora più burbero è quello che appare pochi anni dopo (1527) su un medaglione d’argento fatto coniare dal duca Alfonso I. E nel Palazzo Comunale c’è poi un affresco del pittore Francesco Vellani che nel 1766 ha raffigurato il miracolo più o meno neella stessa maniera. Che si senta il desiderio di svecchiare la raffigurazione di San Geminiano, si era visto pochi anni fa col lavoro di “Ca’ Zemian” alla Mensa Ghirlandina in via Leodoino: un murales a quattro mani degli artisti modenesi Luca Zamoc e Luca Lattuga aveva reso più attuale il miracolo di Attila sviato dalla nebbia. E ora è stata volta del miracolo della Ghirlandina. Il risultato è un’opera che lascia stupefatti. Wainer Vaccari è un pittore di lunga esperienza che ha attraversato varie fasi stilistiche arrivando oggi a una sintesi molto apprezzata. Recentemente si è misurato anche con classici come Raffaello e ha raffigurato personaggi storici modenesi di fama, come Ciro Menotti (il quadro è stato esposto per settimane alla Galleria Cantore di via Farini). Ma questa volta non è stata un’idea di Vaccari.

“In realtà la richiesta è arrivata da Mazzoli dopo un precedente importante. Vittorio Sgarbi mi aveva chiesto di creare un quadro ispirato a un’opera di Raffaello. Questo precedente – rifare un’opera di un grande artista con la mia impronta - ha invogliato Mazzoli a chiedermi un’opera di carattere religioso su questo miracolo”.

L’artista racconta di non aver trovato soddisfacenti le rappresentazioni del passato rispetto alla storia come se la immaginava e così ne ha creata una sua, molto diversa. “Ho immaginato la scena. Questo bambino che scappa alla madre e casca da una delle finestre più basse della Ghirlandina (che la mia immagine copre). Il miracolo – o la sua leggenda, se vogliamo – vuole che arriva San Geminiano e lo prende per i capelli. Le rappresentazioni del passato non mi esaltavano. Un San Geminiano era in piedi, un altro volava… Era un po’ esagerato. Ho cercato di rendere la scena più credibile. Se veniva dal cielo, l’unico veicolo possibile era la nuvola. In tanti altri affreschi i santi si appoggiano alle nuvole. Poi mi sono detto: devi dare una visione azzardata per rendere drammatica la scena. Così l’ho raffigurata dal basso. Il bambino sta per arrivare a terra. E‘ a pochi metri. La Ghirlandina è in prospettiva. Il santo lo afferra per i capelli. Il mio racconto finisce qui”.

Sbucando da una nuvola, San Geminiano ha un’aria concentrata ma più benevola del solito: è un anziano che sa il fatto suo e sta controllando che tutto vada per il meglio.

Il bambino non si vede in faccia. Spiega Vaccari: “Per lui ho creato una prospettiva diversa. Si vede mentre cade indietro. Gli do un movimento più plastico. Ci sono luci e ombre e le gambe sono portate in avanti. E tutto questo gli dà un effetto di rotazione”.

Per ora la tela resterà nella Galleria Mazzoli di via Nazario Sauro. È auspicabile che venga presto esposta al pubblico.