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Modena. Una corona all’università per gli anni del disonore

Il rettore Porro omaggia i 14 docenti espulsi dall’ateneo durante le Leggi Razziali «Teniamo viva la memoria della persecuzione. Siamo sentinelle del futuro»

In occasione del Giorno della Memoria, nel cortile del Palazzo del Rettorato si è svolta la cerimonia commemorativa, alla presenza delle autorità. Il rettore Unimore Carlo Adolfo Porro e il sindaco Gian Carlo Muzzarelli hanno deposto una corona di alloro ai piedi della lapide che ricorda i docenti costretti, a seguito dell’entrata in vigore delle Leggi Razziali, a lasciare l’allora Università di Modena.

Nel volgere di pochi mesi, oltre alla immediata estromissione del filosofo del diritto Benvenuto Donati, del penalista e processual-penalista Marcello Finzi, della farmacologa Angelina Levi, del chimico Maurizio Leone Padoa, dell’anatomopatologo Enrico Ravenna, dell’igienista Alessandro Seppilli e della tecnica Milla Wanda De Maria, la persecuzione degli ebrei e delle persone che avevano legami familiari con ebrei presenti nei ruoli della Università si estese, arrivando a colpire ben 14 persone, che tra il 1938 ed il 1939 subirono quella ingiusta sorte. Ai primi citati si aggiunsero il professore Alessandro Dalla Volta, i liberi docenti Ferruccio Ara, Giuseppe Bertel, Emilio Forti, Cesare Tedeschi e gli assistenti Enrico Castelbolognesi ed Elio Levi.


«Nel ricordare i nostri docenti perseguitati – ha affermato il rettore - vogliamo richiamare la comunità universitaria ed un impegno attivo per tenere viva la memoria, ma anche ad una lotta instancabile alle tante forme di indifferenza che affliggono il nostro mondo. Essere “sentinelle e dare futuro alla memoria”: a questo dovere morale siamo chiamati per scongiurare la possibilità che il ricordo del genocidio sbiadisca nelle nostre coscienze». «Il nostro Ateneo, che aderisce al network delle Università per la pace – conclude Porro - fa di pace, dialogo, civiltà e costante rispetto dell’umanità stelle polari per orientare le sue attività di formazione, ricerca, terza missione».

Lo scorso anno, infatti, Unimore ha aderito alla Rete delle Università italiane per la Pace promossa dalla Conferenza dei rettori. Ad essa aderiscono gli atenei che ispirano la propria azione ai principi fondamentali della Costituzione, della Carta delle Nazioni Unite, dei Trattati istitutivi dell’Unione Europea, dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa e del Consiglio d’Europa. Il network intende promuovere la non violenza, la cultura del rispetto, dell’inclusione, della solidarietà e della condivisione, nel solco dei principi costituzionali di dignità della persona, libertà, giustizia e democrazia.

Alla cerimonia hanno preso parte anche i rappresentanti delle associazioni partigiane e della Comunità Ebraica. Per il sindaco Muzzarelli «l’Olocausto è orrore puro, espressione della malvagità di chi voleva non sconfiggere ma eliminare gli oppositori e i diversi, e noi abbiamo il dovere di ricordarlo», commenta Muzzarelli che sottolinea come il senso del Giorno della Memoria stia proprio “nel richiamo alle responsabilità individuali e collettive, nell’imperativo morale che ci impone di non restare muti di fronte alla violenza, ai muri eretti dall’intolleranza e dal rifiuto dell’altro, di non chiudere gli occhi davanti ai violenti segnali sociali che emergono in modo preoccupante mettendo a rischio la convivenza civile. Troppe donne, uomini e bambini vivono ancora oggi in condizioni disumane, perseguitati per ragioni politiche, etniche e religiose: questo ci riguarda tutti. E tutti, a partire da noi che abbiamo responsabilità istituzionali, siamo chiamati a migliorare il mondo in cui viviamo».