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Modena, in 113 votano per l’immunità Il processo a Giovanardi finisce qua

Minacce a prefetto e carabinieri e rivelazioni di segreti, il politico non sarà giudicabile sul caso white list

MODENA. Manifestazioni di giubilo in Senato all’esito della votazione che applica l’immunità parlamentare a Carlo Giovanardi. Sono quelle che si sono udite ieri, poco prima delle 12, quando il vice presidente Ignazio La Russa ha dato conto della votazione dell’aula: 113 favorevoli, 90 contrari, 8 astenuti. Per il senatore, imputato a Modena nel processo white list, arriva il tributo dei colleghi.

«Tutto quanto contestato al senatore Giovanardi nel capo di imputazione è palesemente riferibile a una condotta unitaria, rappresentata da più azioni tutte interdipendenti e tutte atte a manifestare opinioni funzionali all’attività parlamentare; mai al senatore Giovanardi viene contestato il passaggio a vie di fatto o ad atteggiamenti (diversi dall’espressione verbale) che evidentemente non potrebbero essere coperti dalla prerogativa parlamentare» è la tesi proposta da Simone Pillon, relatore della Lega, e condivisa da tutto il centrodestra, parte del gruppo misto e Italia Viva. Contrari all’immunità Pd, Movimento 5 Stelle e Leu.


Il provvedimento, che sarà inviato al tribunale di Modena, interrompe a pochi giorni dalla conclusione, il processo a carico di Giovanardi che quindi ne uscirà. Arriverà invece presto la sentenza per tutti gli altri imputati coinvolti nell’indagine dei Nucleo investigativo dei carabinieri di Modena sui tentativi di agevolare il reinserimento in white list della Bianchini Costruzioni e della Ios anche attraverso presunte operazioni segrete. «Ma quale rivelazione di segreti? – tuona l’amico Gaetano Quagliariello – Giovanardi ha raccontato solo cose che aveva appreso dalla prefettura e per le quali ci sono atti parlamentari. Tra l’altro aveva ragione lui nel contestare quel metodo sulle white list, che poi è stato modificato». Tesi condivise da Lucio Malan (Fdi): «Dire che verranno presentati esposti all’autorità giudiziaria o interrogazioni parlamentari è minacciare? Non mi pare proprio». Accorato anche l’appello di Pier Ferdinando Casini: «Esprimo dissenso pieno e totale sul contenuto delle sue battaglie, ma qui dobbiamo difendere un principio per cui si possono fare battaglie politiche sul territorio in modo pubblico e non segreto. Mettiamo da parte le convinzioni personali sulla persona che ha fatto battaglie opinabili e con modalità discutibili, ma qui vanno applicate le garanzie costituzionali».

E mentre Giuseppe Cucca (Italia Viva) parla di “accuse strumentali mosse al senatore perché ha messo in discussione come altri si muovevano sulle white list, magari anche con interventi pesanti e mai infamanti”, c’è chi avrebbe fatto dei distinguo. È il caso del Pd: «C’erano tre capi d’imputazione – esordisce Anna Rossomando – Noi avremmo fatto valere l’insindacabilità per quanto riguarda la contestazione di oltraggio, ma gli altri due non rientrano nelle opinioni a meno che noi non si voglia cambiare il capo d’imputazione. Avremmo votato per parti separate, ma non potendo votiamo contro con dispiacere».

Chi invece non ha girato troppo intorno alla vicenda è Agnese Gallicchio (M5s): «Nel processo di Modena – dice sostanzialmente la senatrice – si parla di comportamenti e non di opinioni. Non scordiamolo perché altrimenti si stravolge la stessa Costituzione. E’ Giovanardi che fa indebite pressioni, non è lui che le subisce». Alle opinioni che sarebbero invece azioni concrete fa riferimento anche Piero Grasso (Leu) nella bocciatura della relazione che salverà dopo pochi minuti il senatore Giovanardi: «La rivelazione di un segreto d’ufficio – incalza l’ex magistrato – non può essere connessa ad un’opinione e neppure la minaccia ad un corpo politico o amministrativo dello Stato. Qui non c’è stata alcuna opinione legata al mandato parlamentare, anzi si è scelta una strada pericolosa nell’applicazione dell’insindacabilità».

Gli applausi finali accompagnano il risultato della votazione. Dopo decine di sedute della Giunta per le immunità e quasi una ventina di udienze in tribunale, davanti al collegio presieduto da Pasquale Liccardo, il senatore Giovanardi esce di scena da vincitore.



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