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Novi. «Dio te stradora»: la saggezza modenese ricamata sulle t-shirt di Elisa Francescon

Ha confezionato, in un certo senso, un nuovo vocabolario, tutto da portare a spasso, che oltre all’espressione in senso stretto, mette addosso alle persone la naturale inclinazione del territorio per l’ironia. Cioè il suo carattere.


NOVI Le Effe.t.shirt dell’artigiana Elisa Francescon sono piccoli frammenti di territorio… da indossare. Espressioni dialettali, di radice emiliana, si rincorrono, ricamate, su t-shirt di cotone in vendita online. «Dal còl in sò l'è totta tèsta», recita una maglietta, «Addicted to rock’n’roll (and cappelletti)», un’altra. Per concludere, ma siamo solo all’inizio, con uno schietto «Anche meno». Qualche volta il modo di dire è talmente sottopelle che può essere indossato.

E così Elisa Francescon ha confezionato, in un certo senso, un nuovo vocabolario, tutto da portare a spasso, che oltre all’espressione in senso stretto, mette addosso alle persone la naturale inclinazione del territorio per l’ironia. Cioè il suo carattere.

E allora ecco sfilare sulla vetrina online, come in passerella, indumenti targati «Dio te stradora», «A tal deg»,«Braghera», «Allergic to people» e via ricamando. E ancora: «Pensavo fosse amore invece era gin tonic», oppure «Mortazza», in un caleidoscopico e assai ironico potpourri di espressioni glocal, che, con orgoglio, si fanno strada nell’universo moda targato Francescon. Popolato, anche, da un piccolo catalogo di accessori: bustine, pochette, shopper. Dove spunta, come evocato, anche «l’Umarell», figura iconiuca sempre impegnata ad osservare i lavori in corso. E a dire la sua.



Elisa, qual è la sua storia e come è nata questa collezione?

«Sono di Novi, ho trent’anni e un lavoro part time nel bar di famiglia. Non so cucire e non avevo mai preso in mano ago e filo. Durante la pandemia, costretta in quarantena, per passarmi la giornata ho acquistato online un kit per il ricamo. Su Instagram vedevo tante cose ricamate. Ho scoperto che mi piaceva e ho imparato in fretta. Poi mi è venuta l’idea di trasferire sulle magliette la cultura del territorio. I miei amici hanno cominciato a chiedermi le magliette e così ho aperto il mio piccolo negozio virtuale su Etsy e la pagina Instagram».



Se non si può fare altro, «Dag dal gas»?

«Beh è un consiglio, per non soccombere agli inevitabili momenti no».

Chi sono i suoi clienti?

«All’inizio erano entro i confini della regione, perché ricamavo soprattutto frasi in dialetto. Poi, con lo slang anglo-territoriale che ricavo anche da frasi scritte sui muri, ho conquistato una platea nazionale. Collaboro con “Vesto circolare”, pagina Instagram di una ragazza di Carpi che recupera abiti vintage. E gli influencer hanno cominciato a contattarmi».

Ha riletto la tradizione del ricamo, in chiave moderna.

«Innovazione, certo, ma sempre portando alla persona la tradizione, questa è la missione di Elisa o meglio di effe.t.shirt. Direttamente da casa mia creo t-shirt, pochette in tessuto e tanto altro, il tutto può essere anche personalizzato su richiesta. La fascia di prezzo varia da 18 a 30 euro e i materiali sono 100% cotone».

Fra un capo e l’altro «sesso, droga e mal di schiena», oppure, «tendenzialmente ho l’ottimismo di Leopardi e la calma di Sgarbi». E ci sono magliette che hanno perso la pazienza, «Fuck!», «Oh, Schit!» e via così. Del resto, qualche volta, scappa. Poi tutto diventa contemporaneo, «Stressed but well dressed», che ora come ora suona un po’ come manifesto di reazione ad anni di pandemia, lockdown, smart working.

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