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Sassuolo. Via ai primi stop alla produzione Sono a rischio 27mila lavoratori

Il Distretto stava uscendo dal Covid con una fortissima ripresa esportazioni record e domanda anche sul fronte del mercato interno 

SASSUOLO. Il presidente Giovanni Savorani è chiaro: «Tra uno-due mesi massimo se il quadro non cambia le scorte di materie prime saranno finite e tutta l’industria ceramica dovrà fermare la produzione e gli stabilimenti dovranno chiudere». Causa ed effetto significheranno a quel punto un’ondata di cassa integrazione che, in modo trasversale, colpirà tutte le aziende del distretto ceramico a cavallo del Secchia, tra Modenese e Reggiano. E già ieri le prime ceramiche hanno deciso la produzione a singhiozzo. Dalle più piccole ai giganti, nessuna o davvero poche, molto poche, le aziende che non alzeranno bandiera bianca. Ma come è arrivato il settore ceramico a questi giorni bui? Rispetto ai segni meno che hanno caratterizzato l’anno del Covid (-14% la produzione nazionale di piastrelle, -3,9% le vendite totali in volume e in valore, nonché il crollo degli investimenti quasi dimezzati), tutti gli indicatori erano tornati decisamente in positivo. Il preconsuntivo 2021 elaborato da Prometeia sui dati di settore evidenziava infatti volumi di vendite totali intorno ai 458 milioni mq (+12% rispetto al 2019), con esportazioni pari a circa 367 milioni mq (+13% sul 2019 e +15% sul 2020) e vendite sul mercato domestico – che sono tornate a crescere dopo 20 anni – per oltre 91 milioni mq (+9%). La crescita dell’export interessava praticamente tutti i principali mercati internazionali, dove le performance più positive sono negli Stati Uniti, in Germania, Belgio e Paesi Bassi.

La produzione a fine anno aveva superato i 430 milioni mq, in crescita del 25% sul 2020 che si era chiuso con un calo del 14% a 344 milioni mq. Il settore, che ha il suo “zoccolo duro” nel comprensorio sassolese, specializzato nella produzione di piastrelle e lastre, ceramica sanitaria, porcellana, toviglieria, materiali refrattari, ceramica tecnica, laterizi, conta 271 società attive sul territorio nazionale, per quasi 27.000 addetti e 6,2 miliardi di fatturato annuo (il 15% del totale globale). A queste va aggiunta l’internazionalizzazione produttiva in Europa e Nord America (gruppi industriali come Marazzi, Concorde, Laminam hanno stabilimenti e addetti italiani in Russia).