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Spilamberto, distrutta la sede del ruzzolone: incendio doloso

I carabinieri indagano sull’accaduto. La casetta dell’Olimpia Vignola era già stata colpita: «Ci sono delle fototrappole»

SPILAMBERTO. Dell’ex sede del ruzzolone a Spilamberto è rimasto solamente il camino in muratura. L’intera struttura in legno, gestita dall’Olimpia Vignola, è invece andata distrutta. Praticamente un cumulo di cenere dopo l’incendio che si è rapidamente sviluppato nella tarda serata di giovedì. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco di Vignola che hanno impiegato due ore per spegnere le fiamme. Con loro anche i carabinieri che, ora, sono chiamati a indagare su quanto accaduto nell’area che si trova a ridosso del fiume Panaro, proprio vicino alla nuova pedemontana.

Già, perché non è del tutto chiara la dinamica dell’incendio. Anzi, secondo una prima ricostruzione pare che le cause non siano accidentali, ma che dietro a questo grave danno ci sia la mano dell’uomo. Possibilità, questa, che anche dall’Olimpia Vignola hanno preso in considerazione.


«Già nel recente passato, la “casetta” aveva dovuto fare i conti con il fuoco – sono le parole di Rita Migliori, che dell’Olimpia è la vice-presidente – era già accaduto in altre due occasioni. Una volta era toccato a un capanno che si trova lì vicino, un’altra a un contatore dell’elettricità. Incendi che, a differenza di questo, non avevano portato in dote danni particolarmente gravi. Aggiungo, poi, che l’impianto elettrico era praticamente nuovo, sistemato di recente e pure certificato a dovere. Per questo mi verrebbe da escludere il cortocircuito. Solo ipotesi, comunque, toccherà ai carabinieri capire quanto accaduto. Noi, come società, ci siamo messi a loro disposizione. Tra l’altro avevamo montato alcune fototrappole. Magari potrebbero essere utili per decifrare quanto realmente successo».

La struttura in legno era utile per le piccole feste: «In particolare per i compleanni. All’interno c’era una cucina, tavoli e sedie oltre a qualche cimelio. Tutto finito, purtroppo, in cenere».



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