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Prezzi alti e margini azzerati. La ricostruzione nella Bassa modenese è alle corde

Rimangono da liquidare ancora 895 milioni ma le aziende si stanno fermando. Associazioni e 136 professionisti a Bonaccini: «Rivedere i prezzi, sennò è stallo»

La stima la fa il gruppo “Noi sanfeliciani” che per formazione è sempre stato attento alla ricostruzione post terremoto: prima di poter parlare di lavori completati ci sono da liquidare ancora 895 milioni di euro tra opere pubbliche e private. «Siamo all’80%», dicono con amarezza perché da un po’ di tempo i cantieri procedono a singhiozzo, alcuni sono fermi da mesi altri lo saranno a breve. Tutta colpa dell’aumento dei prezzi che stanno azzerando i margini di guadagno delle imprese, ormai costrette a misurarsi con costi fissati da elenchi stilati nel 2012 e aggiornati fino al 2016.

Per evitare lo stallo ormai imminente va registrato un appello al presidente e commissario alla Ricostruzione, Stefano Bonaccini. Lo hanno firmato 136 professionisti privati, gli ordini degli Ingegneri, il collegio dei Geometri, l’ordine degli Architetti, Cna, Lapam Confartigianato e Confagricoltura ed è stato inviato ai sindaci dei 15 Comuni del cantiere ristretto, quello che si trova alle prese con l’ultimo 20% di lavori da completare.


«Purtroppo – esordiscono – pare agli stakeholders della ricostruzione che l’opinione pubblica, e buona parte della politica “regionale” pensi che la ricostruzione sia già finita, quando ad oggi mancano da completarsi, in termini economici (considerando anche l’aumento dei prezzi medi) circa un 20% dell’importo dei lavori autorizzati».

«In base ai dati raccolti presso gli Uffici Ricostruzione privata dell’Area Nord – scrivono i tecnici ai sindaci – risulterebbe che oltre 700 pratiche sono ancora in corso di realizzazione. I lavori sono stati completati ed appaltati sulla base dei prezziari pubblicati dal 2012 al 2016. Nel corso del 2021 e nei primi mesi dell’anno in corso, si sono verificati aumenti dei prezzi delle materie prime che interessano direttamente o indirettamente il settore delle costruzioni, che hanno provocato aumenti dei costi di parecchie lavorazioni di gran lunga superiori al 10%. Già da tempo le imprese impegnate nella ricostruzione privata hanno evidenziato forti difficoltà riconducibili alla crescita dei prezzi, chiedendo l’applicazione della revisione dei prezzi di appalto, fino a minacciare la sospensione dei lavori in caso di mancato accoglimento della richiesta».

La proposta costruttiva affonda le radici nella normativa recente che ha “reintrodotto l’obbligo di inserimento nei documenti di gara di clausole di revisione prezzi: ma ciò sembra di intendere sia riferito ad opere pubbliche in fase di appalto; a nostro parere i provvedimenti non affrontano il tema degli interventi privati di riparazione danni da sisma che fanno spesso riferimento a prezziari pubblicati dal 2012 al 2016. Come evidenziato anche dalla stampa locale la situazione in essere sta provocando una serie di fenomeni che possono avere pesanti ripercussioni su tempi e modalità di chiusura delle centinaia di interventi privati post-sisma ancora da completare”.



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