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Clan dei Casalesi e “colletti bianchi” Le mafie mutano e fanno grandi affari nel Modenese

La fotografia della Dia: i campani tornano a reimpiegare i capitali nel mattone, la ’ndrangheta resta presenza ingombrante

MODENA Se esistesse un borsino della criminalità organizzata allora le quotazioni del clan dei Casalesi sarebbero in crescita, quelle della ’ndrangheta rimarrebbero stabili mentre andrebbe annotata una start-up che risponde al nome di mafia, che tenta di affacciarsi alla terra emiliana partendo dall’umile ma ricco commercio dell’ortofrutta. La fotografia è fornita dalla Direzione investigativa antimafia che, a fronte di un semestre senza particolari acuti operativi, certifica comunque il modo di operare della criminalità organizzata: basso profilo, e tanti affari economici.

«L’approccio delle cosche rivolto al controllo del territorio non è più ancorato prevalentemente al predominio militare – scrivono gli investigatori – ma ad una sempre maggiore infiltrazione silente dell’economia e delle amministrazioni locali attraverso rapporti con professionisti, imprenditori, amministratori pubblici, esponenti della politica e della finanza collusi o corruttibili – la cosiddetta area grigia – in grado di assicurare e proporre un numero crescente di servizi e collaborazioni. I sodalizi criminali pertanto tenderebbero a confondersi nel tessuto sociale cercando di utilizzare le liquidità illecitamente accumulate in investimenti nelle attività imprenditoriali ed economiche legali e nel tradizionale target d’elezione costituito dagli appalti pubblici adottando condotte di basso profilo per non destare sospetti».


I CASALESI

Nicola Schiavone, figlio del capoclan Francesco “Sandokan”, oggi collaboratore di giustizia ha mosso i primi passi negli affari di famiglia proprio nel modenese. Ed è lui che ha più volte sottolineato la portata del business relativo alla gestione delle bische (nell’Agro Aversano, Casal di Principe, Curti e zone di Caserta) in grado di fornire una copiosa liquidità economica che veniva poi reinvestita nell’edilizia nella città di Modena. Prova ne sono il sequestro di un complesso immobiliare a San Martino Secchia di San Prospero oppure l’operazione “Minerva” della Guardia di Finanza che ha portato a scoprire le attività dei “colletti bianchi” e fratelli Raffaele e Giuseppe Diana, che per anni hanno abitato a Castelfranco dove erano tra l’altro titolari e amministratori della società D.F. Group. Erano loro gli operativi nel reinvestimento del denaro attraverso alcune società onorabili e pulite.

I Casalesi, dopo un periodo di immersione, stanno così rialzando la testa, riprendendosi quel ruolo egemone, offuscato negli ultimi anni dagli ’ndranghetisti della famiglia Grande Aracri.

La ’ndrangheta

Aemilia continua a generare approfondimenti e sentenze da cui arrivano importanti conferme di una consorteria ‘ndranghetistica emiliana che si connota per “una spiccata vocazione imprenditoriale e finanziaria in grado di infiltrarsi nel ricco tessuto economico e produttivo della regione” evitando per deliberata strategia di porre in essere fatti eclatanti al fine di non attirare l’attenzione delle forze dell’ordine sul fenomeno mafioso locale.

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