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Modena. Giulia dal Selmi a New York, ospite dell’Onu diventa diplomatica e difende il Guatemala

La settimana al Palazzo di Vetro della giovane modenese tra incontri, studi e la simulazione dell’attività internazionale

MODENA New York, sede delle Nazioni Unite: 5mila studenti delle scuole superiori, provenienti da 100 diversi paesi e da tutti i 6 continenti della Terra, si ritrovano per simulare un assemblea dell’Onu. Tra loro c’è una giovane studentessa del Selmi Linguistico di Modena. Potrebbe sembrare l’inizio di una classica commedia americana dal finale commovente, ma così sono andate realmente le cose. Dal 14 al 23 marzo, infatti, Giulia Benatti, studentessa della 3 I del Selmi, ha partecipato al progetto “New York Young Un - L’Ambasciatore del Futuro” presso la sede centrale delle Nazioni Unite di New York. La volontà del progetto è quello di far vivere agli studenti per qualche giorno la vita dei diplomatici del Palazzo di Vetro, responsabilizzando e formando le nuove generazioni. Il modello “Un - L'Ambasciatore del Futuro” fornisce, infatti, agli studenti una vera e propria esperienza formativa ed educativa, in cui imparano a coltivare eccellenti capacità comunicative e decisionali, sfruttando il potere del compromesso, del consenso e della cooperazione internazionale per negoziazioni efficaci.


«Sono venuta a conoscenza di questa iniziativa per puro caso verso la fine di dicembre - racconta Giulia - mia mamma infatti mi ha mandato il bando dell’iniziativa per messaggio, dopo che lo aveva trovato tra le tante comunicazioni scolastiche, e così, quasi per gioco, mi sono iscritta. Quando sono stata presa devo dire che, oltre che ad essere felice e soddisfatta per il prestigioso risultato, ero anche piuttosto preoccupata. Mi spaventava infatti l’idea di trovarmi in un Paese straniero a parlare di tematiche così complesse».

«Il fine del progetto è infatti proporre agli altri delegati dell’assemblea una serie di soluzioni pratiche, elaborate dopo una lunga preparazione, per risolvere problemi reali che l'Onu affronta tutti i giorni ed io avevo paura di non essere all’altezza. Dopo le prime incertezze mi sono però fatta forza e sono partita alla volta di New York per vivere al massimo quest’esperienza».


Elena ha poi continuato raccontando l’organizzazione interna dell’iniziativa, parlando in maniera più specifica dei lavori di commissione svolti presso la sede centrale dell’Onu. «La cosa più interessante di questo progetto è che io e gli altri 450 delegati italiani, non abbiamo rappresentato il nostro Paese durante questi 10 giorni, ma un altro Stato delle Nazioni Unite. Io, per esempio, insieme con un'altra ragazza italiana di Pavullo ho simulato di essere una diplomatica del Guatemala ed entrambe ci siamo informate per quasi un mese e mezzo sulla storia, sulla struttura politica e sulle problematiche di questo paese. Durante il periodo a New York abbiamo cercato di arginare i problemi del Guatemala, discutendo le nostre risolutive con gli altri Paesi e creando dei blocchi, spesso per affinità linguistiche, con altri stati dell’assemblea».

E ancora: «In una fitta rete di alleanze simulate, ma condotte secondo il vero protocollo dell’Onu, io e la mia compagna ci siamo adoperate per sanare i problemi del nostro stato, proponendo soluzioni pratiche e realmente applicabili sul territorio, qui sta la forza di questo progetto. Le risolutive che infatti abbiamo proposto verranno mandate ai Paesi interessati e potranno essere usate come spunto per gestire certe situazioni in futuro. Questo progetto non rimane quindi puramente teorico, un futile gioco di ruolo, ma si concretizza nelle mani di chi accoglie le nostre idee».