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Modena, aggredisce, minaccia e offende il personale del pronto soccorso

«Ve la farò pagare, ho tanti amici zingari e tornerò con una pistola» L’uomo dà in escandescenza accanto alla moglie: condannato a 9 mesi

MODENA. Pronto soccorso di Baggiovara, una sera tutto sommato normale in un periodo non emergenziale. Ad un tratto nella “camera calda” del Pronto soccorso – zona solitamente utilizzata dalle ambulanze per scaricare i pazienti – si nota sopraggiungere una vettura. La prima infermiera, sospettando un’emergenza, si fa subito trovare pronta, senza sapere che sarà solo il prologo di una ventina di minuti di violenza, rabbia e minacce.

Dall’auto, infatti, scende un uomo che urla di pretendere immediate cure per la moglie: «Ha un ictus», dice a più riprese. Scattano le operazioni di soccorso e visto che la donna non può deambulare si va a prendere una carrozzina. Pochi istanti, quel tanto che basta perché il marito dia in escandescenza. «Se una p..., non sai fare un c... Muotivi str...», sono alcune delle frasi raccontate dall’infermiera davanti al giudice Danilo De Padua.


Nonostante la complessità del momento la paziente viene portata all’interno del Pronto soccorso mentre il marito, che a molti dei testi apparirà in stato di ubriachezza, va a parcheggiare l’auto. Ma appena torna va in scena la seconda sfuriata. Scopre che la moglie non è ancora stata registrati al triage e così le offese partono nei confronti dell’addetta e si ripropongono alcuni istanti dopo in un ambulatorio di servizio dove la donna è in fase di verifica da parte di una terza infermiera e un medico. «È entrato con grande prepotenza, urlando frasi sconnesse. Diceva che non capivano nulla, che erano incapaci», emerge dalle testimonianze.

Nei paraggi c’è un vigilante, allertato dal personale del Ps. È il primo ad intervenire, entra nell’ambulatorio e si frappone tra l’aggressore e il medico che punta a colpire. Riesce addirittura ad accompagnarlo all’esterno, sfruttando un’uscita di sicurezza ma è lì che si registra la fase dell’aggressione. Il marito vuole rientrare e tenta di colpirlo più volte. Gli riuscirà solo in un’occasione proprio nel momento in cui un altro vigilante interviene e consente di ammanettare il rissoso interlocutore. «Anche io ho una pistola, ve la farò pagare. Tornerò, vedrete – sbraita – Ho tanti amici tra gli zingari, li conosco tutti...».

Soltanto l’arrivo della polizia di Stato rasserena un attimo la situazione: la moglie viene dimessa poco dopo senza alcun ictus; il personale in servizio viene invece ascoltato come testimone e le due guardie giurate si fanno refertare per un colpo al viso e uno al ginocchio.

Poche ore dopo – racconteranno alcuni testimoni – il 69enne torna in compagnia di altri nomadi per farsi giustizia ma i vigilantes hanno già concluso il turno. Saranno loro a testimoniare in tribunale nell’ultima udienza del processo ai danni dell’uomo, imputato per resistenza a pubblico ufficiale, lesioni e minacce. Il giudice De Padua lo condanna a 9 mesi e al pagamento delle spese processuali a fronte della richiesta di condanna ad un anno della procura e alla pena minima senza aggravanti avanzata dalla difesa.



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