Canti, balli e dichiarazioni d’amore: è la magia del Maggio delle ragazze di Riolunato

Sabato rivive la tradizione plurisecolare: per tutta la notte sonetti e “ambasciate” di casa in casa

RIOLUNATO. Dopo tre anni, torna la magia del “Maggio delle Ragazze” a Riolunato, con le sue atmosfere d’altri tempi e lo spirito di comunità che lo rendono sempre indimenticabile.

Il “primo tempo” va in scena come da tradizione sabato, nella lunga notte tra il 30 aprile e il 1° maggio. Una notte tutta in musica, durante la quale i “maggiolanti” passano per le case di tutti i capifamiglia dedicando a ciascuno un canto beneaugurale, ma anche ironico, richiamando abitudini e vicende recenti. Il sonetto, chiamato “rispetto”, è rigorosamente composto di tre strofe formate da quattro endecasillabi in rima, alla cui composizione i paesani hanno sempre dedicato estrema cura: si parte già in autunno con la stesura, e il “corpus” completo viene poi stampato (fondamentale anche quest’anno il sostegno della Regione) e distribuito per ricordo a ogni capofamiglia. Le stesse cantate sono state provate a lungo in questi mesi dai “Cantamaggio”: da una parte le nuove leve hanno dovuto imparare, dall’altra i maggiolanti esperti hanno rispolverato un po’ la voce. Ad accompagnarli, solo strumenti di una volta: a corda innanzitutto, con chitarra, mandolino e violino a farla da padroni. Poi organetti e pifferi.


Ma non verranno cantati solo “rispetti” ai capifamiglia: nella plurisecolare tradizione del maggio che attraversa l’Appennino, Riolunato si è sempre distinto per il lato “amoroso” (da qui la dedica dell’evento alle ragazze), mandando in scena anche le “ambasciate”, sorta di dichiarazione d’amore per interposta persona. Commissionata dall’innamorato desideroso di dichiararsi, viene cantata da uno dei maggiolanti sotto alla finestra chiusa della ragazza. Se la finestra viene illuminata dalla luce di una lanterna, e poi si apre, significa che l’amore è corrisposto. Altrimenti no. Il paese per l’occasione sarà illuminato tutto a fiamma viva, come una volta. Lo stesso corteo si muoverà con le lanterne, e fiaccole saranno accese davanti a ogni casa in cui farà tappa, dove le performance musicali verranno ricompensate con libagioni.

Si parte alle 21 davanti al municipio: il primo sonetto sarà rivolto al sindaco, che risponderà in rima autorizzando i festeggiamenti, il secondo al parroco, che darà anche lui il suo benestare. Quindi si passerà di casa in casa visitando tutti i 170 capifamiglia, cantando e suonando tutta la notte e fin verso il mezzogiorno di domenica, dal centro alle borgate. Sonetti che, come si è detto, avranno anche note ironiche e di presa in giro, ma per concludersi poi sempre con l’augurio di felicità e salute.

Il corteo in questa prima parte del maggio è composto di soli uomini, la seconda parte invece vedrà protagoniste anche le donne: andrà in scena domenica 8 maggio a partire dalle 14 nel paese addobbato a festa (ginestre e altri fiori) con la sfilata di uomini e donne, sempre in abiti ottocenteschi, fino a piazza del Trebbo e quella della chiesa, dove partirà il lungo pomeriggio di canti e balli. Non prima però del pranzo con le vivande raccolte alla mattina di casa in casa. A sedersi prima i capifamiglia, poi gli altri. Più che benvenuti i turisti: verrà offerto qualcosa a tutti, ovviamente nel rispetto dell’anti-Covid.

Anima dell’organizzazione i giovani non sposati, come da tradizione: «È da novembre che ci lavoriamo – spiega Luca Migliori, “capomaggio” di questa edizione – questo evento ha una preparazione incredibile, ecco perché c’è ogni tre anni. Saranno senz’altro momenti indimenticabili: per noi e per le tante persone che speriamo ci vengano a trovare».

Riolunato è chiamato “il paese dei Maggi” perché qui si intrecciano tre varianti, ben ricostruite nello studio di Daniela Contri: quella lirica e profana rappresentata dal Maggio delle Ragazze appunto, poi quella lirico-sacra del Maggio delle Anime purganti (rivolto ai defunti) e quella drammatica-epica del Maggio Cavalleresco, recuperato da alcuni anni nella frazione di Castello. Tutto è documentato nel museo allestito a Casa Gestri, in centro in piazza del Trebbo.

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