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San Cesario. La ragioniera truffatrice finisce in carcere: dovrà scontare 5 anni

San Cesario. È finita in carcere a 68 anni Luciana Tugnetti, la ragioniera originaria di San Cesario ripetutamente condannata per varie truffe e per il clamoroso crac di Azzurra Sas.

La Procura di Modena infatti, attraverso il pm Di Giorgio, le ha chiesto conto di una lunga serie di pene diventate ormai definitive. Si parla di una ventina di condanne riportate dal 2010 al 2019, portando a un cumulo pena in totale di 5 anni e 6 mesi. Che ora deve scontare tutti assieme, perciò si sono aperte le porte del carcere: la notifica le è stata recapitata nei giorni scorsi e il 22 marzo è stata condotta in carcere a Modena, da dove poi ha chiesto il trasferimento al Dozza di Bologna, in cui si trova tuttora. Le condanne sono arrivate per una ventina di processi seguiti alle denunce delle sue vittime, sparse tra San Cesario, Castelfranco, Formigine, la provincia di Bologna e quelle di Piacenza e Ferrara.


Per più di trent’anni, dal 1974 al 2007, la Tugnetti ha condotto un’irreprensibile vita professionale, curando senza sbavature la contabilità di diverse aziende. Poi ha cominciato a deviare in una serie di condotte illecite, di diversa natura. Sostanzialmente truffe a carico delle persone che aveva conosciuto per lavoro, con diverse dinamiche.

Il denominatore comune di tante, la promessa di lauti introiti agli ignari a cui chiedeva di contribuire a un ampio fondo spese acceso per accedere al credito. Ma puntualmente nessuno vedeva nulla di quanto promesso. Poi c’era lo stratagemma africano: la commercialista ha riferito infatti di essere beneficiaria di una grossa eredità là e che aveva bisogno di piccoli contributi per avere accesso a questa fortuna e ripagare poi ampiamente delle spese una volta che fosse venuta in possesso dell’eredità. Dalle indagini è emerso che aveva contatti reali in Benin e Nigeria, dove inviava denaro trattenendo però per sé la maggior parte delle somme. Ma la Tugnetti nel 2011 è stata condannata anche per una truffa a carico di una ditta di vigilanza, a cui aveva corrisposto per i servizi un assegno di 51mila euro risultato non incassabile. Nel novembre del 2011 aveva tentato di truffare anche le Iene, che per smascherarla le avevano fatto recapitare un quadro da 140 euro. Per il quale gli inviati avevano finto un interessamento vedendosi sparare dalla donna una cifra da 10mila euro per l’acquisto. In evidente imbarazzo davanti alle telecamere che l’avevano incastrata, aveva garantito che da quel momento si sarebbe comportata bene. Ma poi la Tugnetti è balzata alle cronache per il clamoroso crac di Azzurra Sas con sede an Anzola, fallimento costato ai suoi creditori una cifra di 530mila euro: per questo nell’aprile 2017 è arrivata una condanna in primo grado a tre anni per bancarotta fraudolenta.

Non era mai finita in carcere finora, perché le condanne sui singoli episodi erano basse e per i ricorsi. Ora che le sentenze sono diventate definitive però è chiamata inesorabilmente a saldare il suo conto con la giustizia, che ammonta appunto a 5 anni e passa. La donna nel tempo si è spostata a Formigine, dove si è sposata da pochissimo, nel dicembre 2021. Il suo avvocato, Stefano Galavotti del Foro di Modena, annuncia l’intenzione di ricorrere al tribunale di sorveglianza di Bologna per chiedere una misura alternativa al carcere: «O gli arresti domiciliari – spiega – o l’affidamento in prova ai servizi sociali, ovviamente con restrizioni».



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