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Carpi. «I viaggi in Russia organizzati con Crotti Una lezione indimenticabile per oggi»

Rossano Bellelli e le tappe all’Est con l’imprenditore: «La situazione attuale? I russi non hanno mai voluto la democrazia» 

Serena Arbizzi

«Renato Crotti, non dimenticato imprenditore carpigiano anticomunista degli anni Sessanta, noleggiò una corriera e portò i suoi operai in viaggio premio in Unione Sovietica per fargli vedere come si viveva là. Vogliamo fare il remake?».


Se lo chiede il giornalista carpigiano Ruggero Po nel commentare il tema tristemente all’ordine del giorno: la guerra tra Ucraina e Russia. Protagonista di quei viaggi fu Rossano Bellelli, democristiano di lungo corso e giornalista, tra i pochi testimoni rimasti a poterli raccontare.

Bellelli, come nacque l’idea dei viaggi in Unione Sovietica e Paesi dell’est europeo all’inizio degli anni Sessanta, diventati famosi anche in Europa e negli Stati Uniti?

«Il progetto di organizzare un viaggio in Urss fu di Renato Crotti, industriale di primo piano nel settore dei filati e dei tessuti a maglia non soltanto in Italia. Crotti, nato a Carpi, sviluppò un sistema industriale molto importante con oltre mille dipendenti, nel 1959 fece un viaggio in Unione Sovietica, visitando varie città tra cui Mosca e Leningrado. Il cosiddetto “paradiso sovietico” non convinse Crotti che raccontò al suo ritorno le condizioni di vita non buone di quel popolo, dominato dal sistema comunista instaurato da Lenin nel 1917. Non venne creduto, ovviamente, dai comunisti carpigiani ma nemmeno convinse molti non comunisti. E Crotti un giorno mi disse: il fatto di non essere creduto non mi andava giù e decisi di realizzare un periodico illustrato, TuttoCarpi, con la collaborazione di due giovani giornalisti (Norberto Valentini e Antonio Vellani)».

Come e quando furono organizzati i tre viaggi nell’Urss e nei Paesi dell’est europeo?

«Il primo viaggio iniziò i primi di agosto del 1962: conobbi Crotti proprio quella mattina del 2 agosto 1962 poiché ero uno dei partecipanti in quanto vincitore con uno dei tagliandi del mensile TuttoCarpi. Partimmo in dieci: tre vincitori, i segretari comunali di Cgil, Cisl e Uil e tre dipendenti della Silan (un comunista, un socialista e un democristiano). Capogruppo il giornalista Norberto Valentini, direttore di TuttoCarpi, che scrisse un importante libro sulla realtà dei Paesi visitati: “Il dramma di due comunisti a Mosca”, un libro di cui lo scrittore Giuseppe Prezzolini scrisse: “Considero questo libro un importante contributo alla conoscenza della realtà politica e la trovata di far viaggiare gratuitamente nei Paesi comunisti delle persone che avevano accettato per vero tutto quello che la propaganda comunista diceva sui Paesi di là dalla cortina di ferro, fu geniale”. Il secondo viaggio fu organizzato nel 1963 sempre con la regola di appartenenza ai vari partiti italiani. Parteciparono anche alcuni deputati e il giornalista Luca Goldoni».

E il terzo e ultimo viaggio dell’anno 1964 ?

«Renato Crotti, dopo il primo viaggio del 1962 mi chiese se volevo essere assunto all’Editrice Tutto con sede a Modena, proposta che accettai molto volentieri, nell’inverno del 1964 mi chiamò nel suo ufficio della Silan a Carpi e mi propose di organizzare il terzo viaggio, allargando il giro ad aziende nazionali con il solito metodo: tre dipendenti di cui uno iscritto al Pci, uno alla Dc e l’altro al Psi avrebbero partecipato al terzo viaggio nell’Urss. Fu un successo clamoroso, poiché decine di importanti aziende industriali, tra cui la Fiat, iscrissero tre loro dipendenti al viaggio: organizzai quattro pullman con oltre 170 persone che in agosto visitarono in lungo e in largo tutti i paesi dell’est europeo a regime comunista. Quotidiani italiani, europei e americani seguirono il terzo ed ultimo viaggio organizzato da Renato Crotti. L’Editrice Tutto pubblicò uno speciale a colori, stampato dalla Mondadori e diffuso in tutta Italia (oltre un milione di copie). Di quel terzo viaggio voglio ricordare un episodio che non dimenticherò mai: alla frontiera tra l’Urss e l’Ungheria noi giornalisti fummo bloccati per ore e ore dalla polizia di frontiera, che certamente ci stava aspettando. Alle 19 del 21 luglio 1964 raggiungemmo il passaggio di frontiera di Chop vicino ad Uzgorod (Ucraina). La guida russa, Clarissa, ci assicurò che le formalità doganali sarebbero state brevi. Un ufficiale sovietico salì sul pullman per informarci della morte di Palmiro Togliatti e chiese a tutti i passeggeri di scendere dal pullman: noi giornalisti fummo divisi dagli altri viaggiatori e portati nell’ufficio del comandante, il quale ci fece aprire borse e valigie dovendo io spiegare le caratteristiche del contenuto, persino di due scatole di caramelle Golia che furono aperte una ad una».

«Poi mi chiesero i rullini delle foto che avevo scattato nei giorni precedenti, circa 800 – continua Bellelli – che vennero sviluppate in una camera oscura e messe tutte in fila: fui costretto a spiegarle una per una con domande non proprio piacevoli. Per esempio, le foto di un ponte su un fiume con militari: “Queste foto le confisco e potrei anche arrestarla secondo le nostre leggi”, mi disse il comandante russo. Tutti i giornalisti furono trattenuti fino alle due di notte dopo ore e ore di domande e chiarimenti. Ad alcuni di noi fu chiesto anche di toglierci tutti gli indumenti a eccezione degli slip e ci fu vietato di tornare in Unione Sovietica. Di quel gruppo di colleghi e amici oggi solo Cesare Pradella e io siamo ancora al mondo e certamente non siamo più andati nell’ex Urss, oggi Russia».

Che cosa pensa della situazione attuale della Russia, anche in relazione alla guerra scoppiata contro l’ Ucraina?

«Dico che è “tutta colpa” del popolo russo che nei secoli non ha mai voluto essere governato da una vera democrazia. Secoli e secoli sottomessi dalla monarchia dei Romanov, poi 80 anni di dittatura comunista creata da Lenin, continuata da Stalin e da altri capi comunisti con tutti i poteri che terminavano soltanto con la loro morte. Nel 1989 tutti i paesi democratici europei sperarono in Gorbaciov e nella sua linea di rottura con il secolare, pesante passato del popolo russo. Il tentativo non riuscì perché fu instaurato un regime formalmente democratico. Nella sostanza nulla di veramente nuovo a cominciare con il fatto che un Presidente eletto dal popolo russo può rimanere al potere per oltre 30 anni. Vladimir Putin può fare quello che vuole, anche una guerra senza senso contro i vicini di casa ucraini. Chi lo fermerà? Certamente non il popolo russo».

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