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Cpl Concordia a Ischia, non ci furono tentativi di corruzione

La Cassazione annulla le condanne degli ex dirigenti Verrini e Casari che si vede però confermare le false fatture in Tunisia

Concordia. A Ischia non ci fu alcun tentativo di corruzione messo in atto da Roberto Casari, Nicola Verrini e Massimo Ferrandino. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione che ieri, intorno alle 19, ha annullato senza rinvio la condanna inflitta dalla Corte d’Appello di Bologna che aveva contestato agli ex manager di Cpl Concordia l’istigazione alla corruzione nei confronti dell’ex sindaco Giosi Ferrandino e del tecnico del Comune di Ischia, Silvano Arcamone, già assolti a Napoli.

Si conclude così, dopo una lunga vicenda giudiziaria durata quasi sette anni, il procedimento che ha di fatto azzerato i vertici della cooperativa concordiese. In sostanza i giudici hanno valutato che le convenzioni con l’hotel Le Querce della famiglia del sindaco, i suggerimenti (mai applicati) di fare pubblicità su certe testate e la richiesta di fare alcune assunzioni sull’isola non possano essere considerati strumenti occulti per ingraziarsi la politica locale. Il lavoro svolto da Cpl nel creare il metanodotto tra la terra ferma e Ischia e la successiva strategia di metanizzare i vari paesi era quindi corretto e non vi è stato un comportamento illegale. Si sancisce, quindi, la tesi più volte ribadita: se non c’erano corrotti come stabilito dai giudici di Napoli non ci potevano essere neppure corruttori.


Verrini esce quindi incensurato mentre per l’ex presidente Casari arriva una riduzione di pena di 8 mesi, che portano il complessivo a un anno e 10 mesi. Perché la Cassazione ha invece confermato le condanne nei suoi confronti, Maurizio Rinaldi (14 mesi) e Francesco Simone (2 anni) per le false fatturazioni. I giudici, nell’arco dei tre gradi di giudizio, hanno analizzato quella documentazione ritenuta funzionale alla creazione di fondi neri con le operazioni che avvenivano tramite alcuni fantomatici affari in Tunisia e i soldi che tornavano in Italia in contanti.

La decisione della Cassazione mette fine ad un procedimento partito con le indagini dei carabinieri del Noe di Napoli, spacchettata per competenza territoriale tra la Campania e Modena, approdata in Appello a Bologna e conclusa a Roma dove ieri erano presenti i vari avvocati che hanno attraversato tutto il processo: per Casari c’erano Luigi Sena e Luigi Chiappero; Verrini era difeso da Roberto Chiossi e Michele Jasonni; Simone aveva Michele Andreano mentre Rinaldi si è affidato a Lucia Rinzullo e Ferrandino alla coppia Franco Coppi e Gian Battista Vignola; per la società Cpl c’era infine il prof. Pagliero.