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Processo white list: Ventura svelava segreti ai Bianchini, ma nessuno minacciò prefetto e ufficiali

Condanne inferiori alle richieste per gli imprenditori e l’ex vice prefetto. Arrivano anche diverse assoluzioni e le prescrizioni

Modena. Due anni e oltre una trentina di udienze, giudici cambiati, interruzioni per attendere pronunciamenti politici senza poi contare il periodo del lockdown che ha ulteriormente dilatato uno dei processi più importanti degli ultimi anni a Modena. Non fosse altro perché era coinvolto il senatore Carlo Giovanardi la cui posizione è ora subordinata a una pronuncia della Corte Costituzionale e con lui imprenditori (la famiglia Bianchini), dipendenti pubblici (l’ex vice prefetto Mario Ventura, il funzionario delle Dogane, Giuseppe De Stavola e l’addetto della prefettura, Daniele Lambertucci), avvocati (Gian Carla Moscattini e Giulio Musto) e i “facilitatori” della Safi, sospettati di essere vicini ai Servizi segreti (Ilaria Colzi, Alessandro Tufo e Giuliano Michelucci). A vario titolo erano tutti imputati per rivelazione e utilizzazione di segreti di ufficio e violenza o minaccia a corpo politico, amministrativo o giudiziario dello Stato.

Il contesto è quello dell’iscrizione alla white list prefettizia della Bianchini Costruzioni di San Felice e della neonata Ios, azienda creata dal figlio Alessandro dopo l’interdittiva antimafia all’impresa di famiglia. Nel processo sono stati ascoltati prefetti, ufficiali, politici e imprenditori per tentare di ricostruire i periodi convulsi tra il 2013 e l’inizio del 2015 quando poi scattarono gli arresti di Aemilia. Obiettivo: mettere i giudici Pasquale Liccardo, Danilo De Padua e Donatella Pianezzi nelle condizioni di decidere se ci fossero stati fughe di notizie sull’iter di iscrizione alla whit list e pressioni su prefetto e forze dell’ordine per agevolare i Bianchini.


Ieri mattina si sono tenute le repliche dei pm Monica Bombana e Giuseppe Amara e degli avvocati Giulio Garuti (legale di Bianchini con Simone Bonfante), Giulia Malacorti (Lambertucci), Giorgio Pelliciari (Moscattini), mentre Alessandro Sivelli (Ventura) ha depositato una memoria.

Dopo oltre sei ore di camera di Consiglio è arrivata la sentenza. Condanna a 10 mesi con sospensione condizionale della pena e interdizione di 10 mesi dai pubblici uffici per l’ex vice prefetto Ventura. Insieme a De Stavola (16 mesi) – stando ai giudici – riferivano ai Bianchini segreti utili al tentativo di essere iscritti in white list. Condanna anche per i due imprenditori a 18 mesi per aver usato quei segreti. Per tutti è arrivato il “non doversi procedere” invece per gli episodi antecedenti al 30 settembre 2014 in quanto prescritti. Prescrizione imminente tuttavia anche per gli unici eventi che hanno portato alla condanna e che cadranno in appello. Non diffusero segreti ai Bianchini e sono stati quindi assolti per non aver commesso il fatto sia Lambertucci che Moscattini così come Bruna Braga, moglie di Augusto.

I giudici, invece, non hanno creduto alle minacce ad un Corpo amministrativo e giudiziario. Per Ventura, i Bianchini, De Stavola, Lambertucci e Moscattini è infatti arrivata l’assoluzione mentre la procura aveva chiesto la condanna che avrebbe fatto lievitare le pene fino ai 4 anni e 8 mesi dell’ex capo di Gabinetto in prefettura. Se era scontata quella per la contestata minaccia del 17 ottobre 2014 (nel famoso incontro al bar tra Giovanardi e i colonnelli dell’Arma Domenico Cristaldi e Stefano Savo) più in bilico era quella per il pressing su prefetti, componenti del Gruppo interforze che doveva fornire un parere sulle iscrizione in white list e sui carabinieri per sapere se Ventura fosse stato intercettato nell’inchiesta Aemilia.

Tutti prescritti, infine, i reati contestati ai vari componenti della Safi. I condannati dovranno  le parti civili (Regione Emilia Romagna, Libera, Cgil e Fillea) da quantificare in sede civile ma intanto pagheranno le spese di costituzione quantificate in 6435 euro cadauna.