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Modena I cognomi di mamma. Se Bottura fosse Bernardoni e in F1 corresse la Bisbini...

L’input della Corte costituzionale sulla possibilità di scegliere il cognome dei figli Tanti modenesi illustri avrebbero potuto ereditare quello della mamma

MODENA Se Enzo Ferrari avesse portato il cognome della madre e se le sue auto fossero passate alla storia come le Bisbini dal cavallino rampante, oggi forse Maranello non sarebbe ricordata come la città dei motori? E se la voce del “tenorissimo” Luciano Pavarotti avesse risposto al cognome di Venturi? Il suo successo sarebbe forse stato diverso? Difficile pensare che sarebbe cambiato qualcosa. Allo stesso modo, anche Vasco Rossi sarebbe diventato il Blasco pure se avesse portato il cognome della madre, ovvero Corsi. E il Massimo, chef numero uno al mondo, non per forza avrebbe dovuto chiamarsi Bottura, ma probabilmente sarebbe passato alla storia anche sotto il nome di Massimo Bernardoni.

Che il cognome non debba essere tassativamente uno solo ed esclusivamente quello del padre, lo pensa anche la Corte costituzionale che proprio in questi giorni ha emanato una sentenza per riconoscere a una coppia della Basilicata la possibilità di consegnare a loro figlio entrambi i propri cognomi. Naturalmente, nell’ordine da loro stabilito. Ma non si tratta di una novità. Già nel 2016, infatti, la Corte costituzionale aveva fatto sentire la propria voce, stabilendo con una storica sentenza ciò che l’Europa chiedeva da tempo all’Italia: un figlio, adottato o nato dentro o fuori dal matrimonio, ha diritto di essere trascritto all’Anagrafe con il doppio cognome, paterno e materno.


Ma è ben da prima, ovvero dal 2014, che il Parlamento italiano sta cercando di legiferare in materia, senza tuttavia trovare un accordo che permetta alle coppie sposate, e non, di stabilire liberamente quale cognome consegnare ai propri nascituri.

«Il disegno di legge è fermo al Senato – spiega l’onorevole Giuditta Pini – In questo, come in molti altri casi in cui è coinvolta la commissione giustizia presieduta dal leghista Ostellari, qualcosa va storto e i progetti di legge si arenano. Sono anni che si sta cercando una soluzione per una legge che ci chiede l’Europa».

Pini spiega che nel 2016 la legge è stata approvata alla Camera, proseguendo poi l’iter di approvazione al Senato. Lì, però, il disegno si è fermato. Ma perché? «Chi era contrario, al tempo, diceva che una legge di questo tipo confondeva i ruoli dei genitori – racconta – Ma la verità è che questa legge non è stata vista per quello che era. Ovvero, un tassello importante per le moltissime persone che chiedevano il diritto di consegnare ai propri figli anche il cognome materno».

Giuditta Pini aggiunge che i contrari in Parlamento a questa legge avrebbero motivato le proprie posizioni utilizzando come spiegazioni le presunte «difficoltà del Ministero degli Interni di aggiornare i dati anagrafici».

Dopo la sentenza della Corte costituzionale, anche Pd ed Emilia-Romagna Coraggiosa hanno sottoscritto una risoluzione per impegnare la giunta regionale a sollecitare il parlamento sul riconoscimento del doppio cognome: «Nel solco del principio di eguaglianza e nell’interesse del figlio, entrambi i genitori devono poter condividere la scelta sul suo cognome – spiegano i firmatari – È compito del legislatore regolare tutti gli aspetti connessi alla suddetta decisione della Corte costituzionale». In materia, l’Italia arriva effettivamente in ritardo rispetto ad altri Paesi europei, in cui l’automatismo per il quale un figlio acquisisce il cognome del padre è in disuso da tempo. In Spagna ogni cittadino porta il doppio cognome, nell’ordine stabilito dai genitori. Mentre in Francia la scelta è libera».

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