Contenuto riservato agli abbonati

Sette pozzi di gas a Spilamberto restano chiusi: «Ecco il perché»

Nonostante la crisi energetica, gli impianti restano fermi. Il gestore: «Lo impone il sottosuolo che si è modificato»

SPILAMBERTO. Dei 15 pozzi di gas presenti sul suolo spilambertese solo 8 sono attivi. Sorge spontaneo domandarsi il perché del mancato utilizzo di preziose risorse locali, alla luce della crisi energetica europea causata dalla guerra russo-ucraina. Un’inchiesta realizzata da Rete 4 e andata in onda martedì in tarda serata ha voluto indagarne le cause, in un servizio intitolato “La beffa del gas: i pozzi sono pieni, ma restano fermi”.

Percorrendo le viedi Spilamberto, i giornalisti di Mediaset hanno cercato di far luce sul caso e ascoltare la cittadinanza. Raggiunto al telefono all’indomani della trasmissione, l’ingegner Mario Battistello, responsabile relazioni esterne di società Padana Energia srl, che fa parte del gruppo Gas Plus, la ditta concessionaria del giacimento spilambertese, ha chiarito la situazione: «Vi sono diverse motivazioni, principalmente di carattere tecnico. Un giacimento nel sottosuolo è una roccia porosa, un materiale compatto, dove tra i vari granelli di sabbia si deposita il gas. Ma non stiamo parlando di una forma perfetta e omogenea in tutto il sottosuolo, dipende molto dalle condizioni geologiche susseguitesi negli anni. Piano piano abbiamo imparato a conoscere le geometrie del giacimento e le sue caratteristiche. Dei 15 pozzi che sono stati fatti non tutti sono nella posizione migliore dalla quale estrarre. In alcuni, ad esempio vi sono problemi di trascinamento di acqua salata o di sabbia. E poi, nel corso degli anni, le diverse zone su cui sono stati infrastrutturali i pozzi cambiano, sono mutevoli. I pozzi che vantano una maggiore produttività oggi non saranno gli stessi tra 5 anni. Il sottosuolo è una cosa viva».


È certo, comunque, che non tutto il potenziale del giacimento è sfruttato. Lo confermano gli investimenti in arrivo del Gruppo Gas Plus: «Sono previsti dei miglioramenti impiantistici sui pozzi che porteranno ad un raddoppio dei metri cubi estratti per i prossimi anni e probabilmente a riaprire anche alcuni dei pozzi attualmente inattivi. Nel 2021 sono stati 14 milioni i metri cubi erogati. È importante tenere in considerazione le linee guida del Pitesai, il piano per la transizione energetica per le aree idonee, che indica dove si possono fare i diversi interventi: anche il nostro intervento di miglioria dipende da queste risultanze. La concessione di Spilamberto è piuttosto storica, prima gestita da Eni e poi passata sotto il nostro gruppo dal 2010. I pozzi sono attivi dagli anni 50, e fin ora sono stati erogati 11 miliardi di metri cubi. La sua nascita ha consentito anche lo sviluppo del distretto ceramico modenese: nel dopoguerra, il gas veniva trasportato verso Sassuolo, Formigine e Maranello. Parliamo quindi di una risorsa fondamentale per l’evoluzione economica dell’Italia di quegli anni. Questo giacimento, nonostante sia produttivo, è nella fase di decremento delle sue capacità di erogazione, com’è normale che sia dopo tanti anni».

Impossibile non far riferimento alla politica nazionale quando si parla di gas. «Le radici del problema odierno – continua l'ingegnere – vanno rintracciate nelle politiche sulla ricerca impostate venti anni fa. Se negli anni 2000 si fosse continuato a puntare sulla ricerca si sarebbero scoperti tanti giacimenti nuovi, perché sul suolo nazionale, potenzialmente, ce ne sono parecchi. Ma purtroppo non è possibile, perché sono stati fatti dei tagli sugli investimenti in questo ambito esorbitanti. Bisogna tenere presente che i giacimenti di gas negli anni si esauriscono, è necessario ricostituirli sempre, quindi la ricerca in questo campo deve essere incessante».

Il gas è una risorsa di fondamentale importanza, il cui valore l’Amministrazione comunale sta cercando di far capillare nell’intera collettività. Dal 2016, vengono usati i proventi delle estrazioni degli idrocarburi per rendere gratuito il trasporto scolastico di tutti gli studenti. Fino all’anno scorso valeva anche per i bambini di asilo e scuole elementari e medie, da quest'anno solo quelli delle superiori. In questi anni è stato anche acquistato un pulmino elettrico per trasporti sociali, una auto elettrica per il comune che ha sostituito quella più vecchia a metano e installato alcune colonnine elettriche.

Intanto, non si placano le polemiche della cittadinanza sul servizio realizzato da Rete 4. Diversi post sui social hanno manifestato indignazione per le interviste realizzate ai cittadini, giudicate troppo indiscrete e non rappresentative delle vere opinioni dei paesani in merito al tema del locale.

© RIPRODUZIONE RISERVATA