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Spilamberto. L’uomo del tombino a processo per 35 colpi Il Comune parte civile

Si riuniscono i due procedimenti per i vari assalti ai negozi Simbolica presenza del municipio a tutela del paese

SPILAMBERTO. Antonino in paese ormai lo conoscono in tanti e non ne vanno fieri. Addirittura, per difendere la dignità del paese, il Comune di Spilamberto si è costituito parte civile nel processo che lo vede imputato per 35 furti. Lui è il 26enne, arrivato dalla Calabria, che nel giro di un anno ha attirato verso di sé tutti gli strali dei commercianti del circondario. Gente di Spilamberto, Vignola, Castelnuovo e fino a Modena. Tutta colpa di quell’irrefrenabile abitudine o necessità – sarà il processo a decretarlo – di racimolare denaro attraverso furti di modesto valore. Ma se il bottino era spesso e volentieri misero, tutt’altro si può dire dei danni provocati agli operatori del commercio, chiamati a fare i conti con vetrate sfondate, infissi divelti e migliaia di euro da pagare agli artigiani per le riparazioni.

Tra le vittime di Antonino ci sono diversi bar della zona, farmacie, circoli culturali e sportivi. A lui interessavano i soldi rimasti nella cassa, pochi spicci utili a sbarcare il lunario. Arrivava di notte, cercava un tombino nelle vicinanze dei locali e lo scagliava contro la vetrata per entrare. In un caso ha addirittura battuto lo scontrino da un euro per azionare il meccanismo di apertura della cassa; in un altro ha rubato i soldi nella cassetta delle offerte. Le sue scorribande avevano talmente messo in agitazione il paese che i carabinieri di Spilamberto per settimane hanno tentato di arrestarlo in flagranza con appostamenti e pattugliamenti notturni in borghese. C’erano anche riusciti e un militare rimase anche ferito per bloccarlo. E così tra misure cautelari preventive, patteggiamenti e interrogatori si è arrivati all’ultimo atto: ieri, davanti al giudice Stefano Ossorio, è infatti stata disposta la riunione dei due procedimenti che ancora giacciono in tribunale. Si tratta di 35 episodi che andranno analizzati davanti al giudice Diletta Signori. In quell’udienza il Comune si costituirà parte civile, una scelta già anticipata ieri da Alessia Trenti dell’Avvocatura provinciale. Al momento, invece, nessuno dei negozianti derubati ha scelto di esserci per chiedere, eventualmente, un risarcimento.




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