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Modena, dopo nove anni primo risarcimento per il crollo al Policlinico

Dall'ingegnere nominato direttore operativo dei lavori un assegno da 300mila euro ad Ausl e azienda ospedaliera per Il disastro. Nominato il super perito  

MODENA. Arriva il primo risarcimento per il crollo choc al Policlinico. Ovvero, la dinamica che condusse il 24 aprile 2013 all’improvviso collasso della palazzina ex Diagnosi e Cura, in quel momento in uso all’Ausl. Due le aziende sanitarie coinvolte dai fatti, dunque: l’Azienda Ospedaliero-Universitaria (Policlinico) quale proprietaria della struttura e l’Ausl, in qualità di usufruttuaria.

Tra gli imputati c’è Giancarlo Guidotti, ingegnere che aveva l’incarico di direttore operativo dei lavori di ristrutturazione. Ed è stato lui ad avanzare una sostanziosa proposta di risarcimento alle due aziende: circa 100mila euro all’Ausl e 200mila al Policlinico, importo maggiore legato alla proprietà del bene. La proposta è stata giudicata congrua dalle aziende, che ieri hanno quindi revocato nei suoi confronti la costituzione di parte civile, rappresentata a processo dagli avvocati Luca Scaglione (Ausl) e Luca Pastorelli (Policlinico). Hanno cioè rinunciato a chiedere un eventuale importo maggiore a Guidotti in caso di condanna.


L’altra novità importante venuta dall’udienza di ieri è il ricorso alla superperizia: il giudice dopo aver ascoltato tutti i consulenti tecnici che hanno detto la loro sulle cause del devastante cedimento all’ospedale, ha deciso di ricorrere al parere di un super esperto per dirimere. Lo ha individuato nella figura dell’ingegner Claudio Mazzotti, professore docente di Tecnica delle Costruzioni all’Università di Bologna, dove è anche direttore del Centro Interdipartimentale di Ricerca Industriale su Edilizia e Costruzioni. Ha sei mesi di tempo a partire dal 20 maggio per indicare la sua causa del crollo: esporrà le sue conclusioni nell’udienza del 21 dicembre, in dibattimento. Affrontando quindi le domande, e le eventuali richieste di chiarimento, di accusa e difesa.

Per quanto accaduto sono finiti a processo in quattro: oltre a Guidotti (difeso da Giovanni Chiossi), Stefano Zaccarelli di AeC (difeso dall’avvocato Andrea Mattioli), il responsabile del cantiere Mirko Ferraresi sempre di AeC (Mattioli e Alberto Fidani) e il responsabile del settore Sviluppo e progettazione del Servizio tecnico e patrimoniale dell’Ausl di Modena, l’architetto Alba Bassoli (Alessandro Sivelli).

I consulenti degli imputati hanno detto sostanzialmente che le soluzioni tecniche adottate nell’attività di ristrutturazione erano idonee. I tecnici dell’accusa e della parte civile invece hanno sostenuto esattamente il contrario, evidenziando un intervento di demolizione non conforme da parte dell’impresa disposto su indicazione direzione lavori. In particolare, secondo le loro valutazioni in cantiere ci si è discostati dalle indicazioni specifiche del piano sicurezza, disponendo anziché lo smontaggio progressivo delle tramezze (interne) e delle tamponature (esterne), una demolizione totale sostituendo le tramezze con puntelli.

Ma tra i nodi del contendere c’è anche il “fattore 2005”. Ovvero l’anno in cui la copertura della palazzina è stata rifatta con una pendenza diversa che ha dato un carico maggiore sui muri. Che incidenza ha avuto questo sovraccarico? Per i consulenti dell’accusa la palazzina sarebbe crollata comunque anche senza l’appesantimento. Per quelli della difesa invece il carico maggiore ha avuto un’incidenza causale, indipendentemente dalle procedure di demolizione adottate.

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