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Finale, muore a 27 anni, stava per diventare papà

Malore durante una partita di calcio. Dimitri Roveri era compagno di Sara Malaguti, ex giocatrice di basket a Cavezzo

FINALE. Avevano appena saputo che sarebbero diventati genitori di un maschietto; non avevano ancora deciso il nome ma avevano deciso che il loro futuro sarebbe stato insieme. Sarebbero diventati ancora di più una famiglia e quel bambino ne sarebbe stato il sigillo. Con una piccola e simpatica sorpresa Dimitri e Sara avevano scoperto il sesso del bimbo osservando un cane corrergli incontro con i palloncini azzurri e avevano capito.

Poi la tragedia su un campo da calcio dove Dimitri Roveri, 27 anni, originario di Quingentole (Mantova) si è accasciato per un malore letale, a Casalpoglio di Castel Goffredo, nel mantovano. Il ragazzo, capitano della squadra locale amatoriale di Quingentole, era impegnato in una partita e a vederlo c’erano il padre, la madre e la sorella. È stata proprio lei, presidentessa del club, a tentare una disperata manovra di rianimazione con il defibrillatore. È entrata in campo in attesa dei soccorsi, ci ha provato con la forza dell’amore e poi tutti si sono messi a sperare che l’intervento del personale medico potesse evitare una morte improvvisa quanto sconcertante. Purtroppo il delicato intervento a cui Dimitri è stato sottoposto all’ospedale San Raffaele di Milano non è servito e i medici hanno dovuto decretare la morte.


La notizia si è sparsa rapidamente anche nel Modenese dove il 27enne si era fatto diversi amici. Era infatti fidanzato con Sara Malaguti, finalese ed ex giocatrice di basket con le Piovre di Cavezzo. Si conoscevano da tempo i due ragazzi, avevano deciso che avrebbero proseguito la loro vita insieme e avevano iniziato a programmarla.

Dimitri faceva il giardiniere e addetto alle pulizie nella casa di riposo “Scarpari Forattini” di Schivenoglia. Viveva ancora a Quingentole con la famiglia ma presto si sarebbe trasferito a Legnago nella casa che aveva comprato con la “sua” Sara. Lei, infatti, lavora in Pronto soccorso nell’ospedale veronese e la cittadina scaligera sarebbe stato il posto dove far crescere il loro bambino, atteso per settembre. Sara sabato è invece tornata a Finale per trovare conforto e sostegno nei familiari e tra le amiche che si sono subito prodigate per starle vicino. Toccherà a loro il gravoso compito di farle sentire circondata di tutto l’affetto del mondo, utile per alleviare quantomeno la sofferenza per la scomparsa del fidanzato.

Intanto proseguiranno gli accertamenti autoptici per capire cosa possa aver causato il decesso del ragazzo. Da quanto si apprende faceva una vita particolarmente attenta, non fumava né beveva alcolici; aveva in compenso una grande passione: il calcio. Era un accanito tifoso del Milan, frequentava lo stadio Meazza con gioia appena poteva e magari non era in campo con la maglia del Quingentole e la fascia di capitano al braccio.



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