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Vignola. Centro alesatura in fallimento  «Lo stop del giudice mette a rischio 61 posti di lavoro»

Ferrari (Cgil): «La nuova proprietà vuole salvare gli operai ma le tempistiche del tribunale potrebbero far saltare tutto»

Vignola. Dopo mesi di trattative e tavoli regionali sembrava a un passo l’accordo tra le parti che avrebbe portato l’acquisizione del Centro Alesatura da parte di Iqm. Ma le tempistiche previste del bando emanato dai giudici rischiano di far naufragare la trattativa.

A gennaio l’azienda aveva fatto domanda di concordato per problemi economico finanziari e già allora il bando emesso dal tribunale di Modena aveva suscitato diverse proteste. Questa la disposizione del giudice: «La rilevazione della società può essere attuata con 22 lavoratori all’interno, e se nell’eventuale trattativa si provasse ad aumentare il numero di lavoratori da occupare, il proponente può rinunciare all’acquisto».


Considerato che l’organico dell’azienda contava prima 61 lavoratori, all’emissione del bando sono susseguiti mesi di trattative e contrattazioni tra sindacato e impresa per trovare il «compromesso accettabile per questo passaggio doloroso ma necessario», come lo definisce Stefania Ferrari, segretaria del Cgil-Fiom Modena. «E tra alti e bassi – continua Ferrari – eravamo riusciti a definire delle condizioni accettabili grazie a un dialogo collaborativo, i nostri incontri avevano preso una direzione giusta. Si erano create le condizioni per tenere al lavoro tutti e 61 i lavoratori, grazie all’aiuto degli ammortizzatori sociali che avrebbero potuto far superare i periodi di crisi. Però è emerso un altro problema che ci ha impedito di finire i nostri lavori. Iqm aveva richiesto una proroga del bando, scaduto in questi giorni, per l’acquisizione di Centro Alesatura, ma non è stata concesso dal Tribunale. Quindi al momento stiamo cercando di capire cosa succederà. Siamo in un limbo d’incertezza».

Le prossime mosse? «Intanto dobbiamo capire cosa farà il tribunale. Speriamo che i giudici non facciano scelte drastiche e si ricordino che dentro a quell’azienda ci sono 61 lavoratori. Auspichiamo che diano la possibilità a una impresa che vuole continuare l’attività di farlo. Non permetterlo significherebbe interrompere un prezioso ciclo produttivo e lasciare a casa 61 persone. I motivi della mancata proroga non li conosciamo, resta il fatto che le possibilità per recuperare le condizioni lavorative ci possono essere, con un nuovo bando o con altri strumenti».

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