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Modena Infermieri in festa al Parco Amendola «Ma adesso vogliamo contare di più»

La presidente dell’ordine: «Nell’emergenza Covid siamo stati decisivi ma le competenze acquisite non sono riconosciute»

MODENA Come da vocazione professionale, hanno voluto vivere il loro momento di festa in mezzo alla gente gli infermieri di Modena. Ieri pomeriggio, nella Giornata internazionale che ricorda Florence Nightingale, fondatrice delle Scienze infermieristiche moderne, hanno dato vita a un partecipatissimo evento al Parco Amendola. Nei gazebo hanno presentato quello che fanno nelle varie competenze (Università, cure primarie, 118, pronto soccorso...) con un occhio di riguardo per i bimbi, tra giochi ed esercitazioni.

Infermieri in festa per la loro giornata tra i modenesi al parco Amendola



Festa sì, ma vissuta con la consapevolezza di un momento professionale non semplice: «Dopo due anni di lotta contro il Covid c’è una certa stanchezza e un bel po’ di amarezza – ha sottolineato Carmela Giudice, presidente dell’ordine delle professioni infermieristiche di Modena – ci hanno detto che eravamo angeli e salvatori, ma adesso che la fase più difficile è passata, fatichiamo a vederci riconoscere le competenze avanzate maturate sul campo, preziose anche a livello organizzativo. Vorremmo vedere riconosciute le capacità, e non essere livellati. E vorremmo contare dove si decide, soprattutto a livello organizzativo. Crediamo di poter dare un contributo importante nella gestione del processo assistenziale». Invece a Modena da due anni e mezzo manca ancora all’Ausl la figura del direttore delle professioni sanitarie.

Ma c’è stato anche entusiasmo, per una professione tanto amata: ha fatto centro in questo l’evento che ha visto in prima linea nella preparazione Rolando Marasco, Orlando Pantaleo, Federica D’Avolio, Giusta Greco, Maria De Santis e Davide Boni. «Questo periodo di Covid mi ha motivato ancora di più a diventare infermiera» testimonia Alessia Fuoco, studentessa 22enne. «Pensavo a Medicina all’inizio, ma è nell’Infermieristica che ho trovato la mia vera vocazione» sottolinea Giuseppe De Rosa, anche lui 22enne. Ci sono anche le amarezze di chi è in prima linea in pronto soccorso: «Ho colleghi che hanno lasciato la professione in seguito ad aggressioni o pressioni – racconta Silvia Incerti, che lavora all’ospedale di Sassuolo – ma io ho le spalle forti, e vado avanti». «La pandemia non è finita – avverte Gianluca Pedrazzi, infermiere 118 a Modena – abbiamo fatto tanto, ma tanto c’è ancora da fare».