Modena, addio a don Gregorio Colosio "L'uomo del fare". Aveva 84 anni

Il conosciutissimo monaco era originario di un paesino della bergamasca arrivò come primo incarico a Modena, presso l'abbazia di San Pietro che è divenuta la sua casa

MODENA Lutto per la diocesi di Modena e per l'abbazia benedettina di San Pietro. E' morto ieri sera il monaco don Gregorio Colosio. Aveva 84 anni L'annuncio è stato dato dalla pagina Facebook dell'Abbazia di San Pietro.

"Questa sera è salito alla Casa del Padre il nostro dom Gregorio Colosio Riposi nella pace del Signore. Amen"

Don Gregorio era conosciutissimo a Modena per la sua instancabile attività tra la gente e in particolare tra gli ultimi,  era divenuto un punto di riferimento per le immigrate dell'Est a Modena. Negli ultimi anni era  stato cappellano dell'ospedale.

Don Gregorio, monaco benedettino,  si definiva «l'uomo del fare», il religioso sempre in prima fila nell'andare incontro con l'azione diretta ai precetti minimi dei Vangeli: vestire gli ignudi, dar da mangiare agli affamati e bere agli assetati...

Don Gregorio era nato a Vigolo, un paesino della Bergamasca. I genitori erano piccoli proprietari terrieri. Contadini che lavoravano sodo e che, secondo le tradizioni bergamasche, pregavano molto. Gregorio era penultimo di otto figli: aveva tre sorelle e quattro fratelli. «Frequentavo la quinta elementare - ricordava - quando un giorno ho incontrato dei sacerdoti che mi hanno inviato al seminario. Erano ben vestiti, posati... Quel loro riserbo mi affascinava. Sentivo una vocazione vera e quell'attrazione fece il resto». A vent'anni Gregorio terminò il noviziato.

 Nel 1966, il primo e unico incarico: Modena. «Mi sentivo felice e intimorito di essere stato assegnato come monaco a San Pietro, con quell'altare immenso... Per fortuna appena arrivato passò il progetto di restauro e l'altare fu avvicinato ai fedeli come prevedeva il Concilio». Mentre iniziava l'attività di insegnamento nelle scuole modenesi - alle elementari Sant'Agnese Centro  e Pascoli, alle medie Amici  - don Gregorio venne chiamato dal suo superiore e gli fu proposta la carica di parroco. Accettò. Era il 1984. Da allora è sempre stato il pastore di quella chiesa.  Fino al 2004. 

 I modenesi sanno bene chi era don Gregorio e cosa ha fatto in questi  anni di servizio. Il suo impegno nel sociale è stato totale. Spesso per chi gli stava accanto era frenetico, forse sfiancante: in canonica, in sella alla moto, coi ragazzi, da un moribondo... Ogni giorno una giornata frenetica. Dal 1969 ha iniziato ad occuparsi degli ultimi arrivati in città. Migliaia di diseredati. E la sua azione ha permesso a tanti di trovare lo slancio per donare a piene mani. «Ricordo - diceva - che i primi erano stati i napoletani. Arrivavano a Modena a frotte per cercare lavoro nelle ceramiche sassolesi. Li accoglievamo e ospitavamo come si poteva. Oggi facciamo la stessa cosa con le ucraine e le moldave».

E lo ha fatto fino a quando le forze e la salute glielo hanno consentito.