Formiggini, quel modenese editore senza eguali

Angelo Fortunato, un genio nazionale dell'editoria raccontato attraverso le sue “Lezioni” nel libro a cura di Gabriele Sabatini: «Ha ancora tanto da insegnare»

MODENA. Era editore, editor e autore, prende la sua forma definitiva».

«Si disse che quando raccolsero il corpo ai piedi della torre Ghirlandina, gli trovarono in tasca una cospicua somma di denaro».

Un incipit che riporta alla mattina del 29 novembre 1938. Il percorso per arrivare su quel selciato fu a lungo meditato e, ai posteri, ancora non del tutto noto… «E che possiamo conoscere grazie a «Parole in libertà», l’opera che testimonia la lunga pianificazione del suicidio. Fra i molti eventi che lo indussero a tale scelta possiamo ricordare che in seguito alle razziali fu obbligato a togliere il suo nome dal marchio della casa editrice. Non si potevano più stampare libri col nome Formíggini: per l’editore fu un colpo durissimo».

Cosa resta di un uomo, e di un intellettuale, come lui?

«Il suo catalogo. E per un editore della sua specie è forse ciò che conta di più. Restano le sue collane, fra le quali vale la pena ricordare «Classici del ridere», perché Formiggíni credeva fermamente nel ridere come elemento di fratellanza fra i popoli, e i «Profili», iniziativa moderna che rispondeva a quella che egli riteneva una caratteristica del suo tempo: “il voler molto apprendere col minimo sforzo”»

Com’era cominciata la sua avventura?

«Diventa editore stampando «La secchia», un’opera contenente alcuni sonetti burleschi di Tassoni. Un piccolo libro illustrato dall’aspetto incunabolesco. L’occasione per stamparlo fu la festa tassoniana del 1908 organizzata alla Fossalta, ma Formíggini già da diverso tempo meditava di avviare una propria attività editoriale».

Nel 1918 fonda «L’Italia che scrive», in fondo una casa per tutti i libri, per ogni iniziativa editoriale italiana…

«Una testata moderna che non solo informava sulle novità librarie dell’epoca, ma dava notizie su concorsi, nuovi periodici, sulle attività degli istituti di cultura, senza trascurare spassose rubriche in grado di appassionare il lettore non specializzato e mostrargli i vizi e i dietro le quinte del mondo editoriale». Qual è la più importante delle lezioni (di editoria) di Angelo Fortunato Formiggini? «In un mondo piccolo, com’era quello editoriale di allora (e come forse lo è ancora oggi), quella che scrisse in calce a una cartolina col suo ritratto: “Non copiare nessuno; ridi se ti copiano”». l

 

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