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Modena, Stefania Passamonte: «La musica non conosce frontiere: così ho portato 50 ucraini a Londra»

Venerdì al teatro Pavarotti il concerto dell’artista modenese Stefania Passamonte



Stefania Passamonte, 44 anni, è una modenese di successo trapiantata a Londra. Fondatrice della London Academy of Music (Lpmam), (www.lpmam.com), il primo conservatorio al mondo che consente di conseguire una laurea online, è stata insignita della «Declaration of a Freeman», concessa a chi viene ritenuto meritevole di particolari meriti in favore della città di Londra, ricevuta in passato, prima di lei, soltanto due italiani, Giuseppe Garibaldi e Luciano Pavarotti.



Venerdì sarà al Teatro Comunale per un concerto che segna una rimpatriata con gli (allora) studenti del conservatorio “Vecchi-Tonelli”, ora professionisti di carriera internazionale, insieme ai quali proporrà un evento che apparenta musica classica, danza e spettacolo. Organizzato prima del diffondersi della pandemia poi posticipato anche per lo scoppio della guerra è il concerto del ritorno a casa, per lei, che sul palcoscenico del teatro intitolato a Luciano Pavarotti è salita l’ultima volta in occasione delle celebrazioni per il centenario del Vecchi Tonelli. Star internazionale o ora anche filantropa. Di recente ha fatto notizia per essere riuscita a dare ospitalità a diversi studenti fuggiti dalla guerra in Ucraina.



Qualcuno dice che la canzone «Stefania», vincitrice dell'Eurovision Song Contest 2022, vinta dal gruppo ucraino Kalush, è in qualche modo, la sua canzone…

«Sì, me lo hanno detto. In effetti è un inno alla resistenza. Nel testo una frase: “anche se tutte le strade sono distrutte si troverà una via per trovare una nuova vita” La canzone si intitola Stefania, io mi chiamo così, e da quando è scoppiata la guerra in Ucraina ho messo in piedi un programma che consentito a 50 studenti di espatriare e di trovare rifugio in Inghilterra. Dove hanno potuto continuare a studiare e dove hanno ancora una prospettiva, concreta, di futuro».

Come è andata?

«Avrei dovuto partire per Kiev dove, dal 22 al 26 febbraio, avrei fatto una serie di concerti e masterclass in collaborazione sia con istituzioni ucraine che con il conservatorio di Mosca. Alla vigilia della partenza tutto annullato. Da quel giorno sono sempre rimasta in contatto con l’Ucraina. Avevo attivato un programma di lezioni, grazie alla piattaforma della London Academy of Music, da ottobre, e questa è stata la chiave della salvezza».

Il match che ha consentito di abbinare studenti profughi con docenti inglesi è avvenuto grazie a un programma dell'industria fonografica britannica (Bpi) per i rifugiati.

«Sono membro del consiglio di Bpi. A tre giorni dallo scoppio della guerra si dovevano decidere le misure di contrasto. Io ho chiesto aiuto sia per gli artisti che per i docenti di entrambe le nazioni in conflitto. La guerra ha preso di mira i musicisti, che sono i primi ambasciatori di pace internazionale. La Bpi ha deciso di appoggiarmi, dato che, di fatto, io ero l’unico anello di congiunzione fra Ucraina e Inghilterra. Così ho creato un blog attraverso il quale ho messo in contatto gli allievi con i professori che hanno dato loro una casa e gli strumenti per suonare. Li ho accoppiati uno ad uno, un lavoro immane, che mi ha tenuto sveglia la notte» .

Come hanno fatto a uscire da un Paese in guerra?

«Dato che erano studenti di un programma internazionale da prima che scoppiasse il conflitto, gli uffici militari hanno dovuto concedere loro il permesso di espatrio per poter proseguire gli studi. In Inghilterra hanno beneficiato di un particolare visto per i rifugiati, valido tre anni, passati i quali potranno richiedere un permesso di soggiorno permanente. Ma ogni volta, al confine, c’era sempre resistenza. Dovevo spesso mettermi in contato con i militari che li tenevano bloccati. E sperare che andasse tutto bene».

L’emozione dell’arrivo?

«Enorme. Sono la generazione cresciuta con i libri della Rowling». l