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Maranello. Spioni sul web, bastavano 20 euro La polizia: «Evitate il fai-da-te»

Le telecamere installate da dilettanti espongono i cittadini a più pericoli

Migliaia di spioni da remoto, gente che per curiosare da dietro “La finestra sul cortile” – il film di Hitchock che ha dato il nome all’operazione della polizia Postale – era pronta a versare qualche decina di euro e accomodarsi in divano. Soldi che finivano nelle tasche di un’associazione a delinquere con base in Italia e di cui faceva parte anche un tecnico di Maranello, presso la cui abitazione è stata eseguita una perquisizione. In totale tra gli 11 indagati sono stati sequestrati dieci smartphone, tre workstation, cinque pc portatili, dodici hard disk e svariati spazi cloud per oltre 50 terabyte. Il gruppo aveva anche uno specialista in pubbliche relazioni a cui era affidato il compito di proporre su canali telegram e social russi le migliori offerte.

C’era poi chi si doveva occupare di reinvestire i soldi incassati dalla cessione degli abbonamenti: finora gli agenti della Postale sono riusciti a ricostruire transazioni finanziarie per almeno 50mila euro che puntavano all’acquisto di criptovalute, considerate più facili e sicure da movimentare.


Il gruppo aveva anche degli specialisti nell’analisi dei sistemi informatici che registravano e nella loro forzatura, ossia la parte più complessa e che poi permetteva di mandare on air le riprese delle video camere di palestre, camerini e abitazioni private.

«Si raccomanda di affidarsi, nell’installazione di impianti di videosorveglianza, a professionisti di comprovata affidabilità, evitando soluzioni “fai da te”, a meno che non si disponga di solide e specifiche competenze tecniche – mette in allerta la polizia Postale – Gli attuali sistemi di videosorveglianza, infatti, sono a tutti gli effetti sistemi informatici connessi ad internet e, come tali, sono esposti alle fisiologiche insidie della rete. Necessitano quindi di costanti aggiornamenti software per eliminare vulnerabilità di sistema e, naturalmente, vanno configurati in maniera adeguata. Ad esempio, è preferibile inibire l’accesso tramite web per il controllo remoto delle telecamere e optare per sistemi “peer to peer” tramite cloud (a patto però che ci si orienti verso dispositivi realizzati da primarie aziende del settore, evitando assolutamente prodotti acquistabili online a basso costo). Inoltre, anche se può apparire scontato e banale, si raccomanda sempre di cambiare la password di default per l’accesso all’interfaccia di configurazione - scegliendone una robusta, che contenga almeno otto caratteri, con lettere minuscole, maiuscole (possibilmente non all’inizio), numeri e caratteri speciali - e orientare le telecamere in modo da non inquadrare bagni, camere da letto e altri ambienti “sensibili” per l’intimità delle persone».l

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