Coronavirus, l'immunità è massima tra i 4 e i 15 anni. Per questo i bambini si ammalano di meno

Lo studio della scuola di igiene e malattie tropicali di Londra
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L'IMMUNITA' funziona al massimo in età scolare, tra i 4 e i 15 anni. Già a partire dall'adolescenza  e quindi molto prima di quanto finora sospettato, avrebbe poi inizio quel declino fisiologico dell’immunità che rende gli anziani più vulnerabili a certe malattie. Gravità dei sintomi delle malattie infettive e tasso di letalità inizierebbero a crescere dai quarant’anni per Covid-19, mentre per il morbillo già dai vent’anni. Lo sostiene un lavoro condotto dalla scuola di igiene e malattie tropicali di Londra e apparso su Scientific Data. Il team ha analizzato 140 insiemi di dati provenienti da diversi tipi di studi e relativi a 32 malattie infettive,  9 virali e 13 batteriche, guardando al tasso di letalità e ai tassi di ospedalizzazione per fasce d’età. La severità delle infezioni è elevata nei bambini piccoli, il cui sistema immunitario è in via di sviluppo, poi durante la prima infanzia essa decresce ma ricomincia a salire già nella giovinezza, ad eccezione della sola dengue che colpisce gravemente i bambini.

Covid colpisce di meno i bambini

Caratteristica di Covid-19 è che malattia e decessi sono molto meno diffusi nei bambini rispetto agli adulti. Ciò ha rinnovato l'interesse per i cambiamenti della risposta immunitaria che avvengono in quella fase centrale della vita, tra l’infanzia e l’anzianità, in cui l'immunità veniva considerata grosso modo stabile.

"Sapevamo che con l’età avvengono dei cambiamenti nei marcatori immunitari. Ma la maggior parte degli studi finora si sono concentrati sugli adulti in là con gli anni. Dove li si è andati cercare, però, tali cambiamenti sono stati trovati anche nelle fasce di popolazione più giovani" spiega la responsabile dello studio, l’epidemiologa Judith Glynn, che aggiunge: "I nostri risultati suggeriscono che il picco della risposta immunitaria viene raggiunto durante l'età scolare e quindi inizia a diminuire molto prima di quanto si pensi attualmente, in alcuni casi già a partire dai 15 anni".

Altre patologie

Malattie come poliomielite, morbillo, Hiv, tubercolosi, tifo e meningite meningococcica sono più gravi nei ventenni che nei ragazzi in età scolare under 15, dove si manifestano in forma più lieve. Per l’influenza stagionale, la brucellosi, la peste e probabilmente l’infezione acuta da epatite B, la gravità della malattia inizia a salire intorno ai 30 anni; per Covid-19, Mers, Sars ed epatite A, a partire dai 40 anni.
L’invecchiamento biologico del sistema immunitario, chiamato immunosenescenza, è un processo irreversibile. Tra le conseguenze ci sono la maggiore suscettibilità alle infezioni, l’alterazione della risposta infiammatoria e l’aumento di malattie come cancro, infezioni, malattie autoimmuni e croniche in età avanzata.

E anche una scarsa risposta alle vaccinazioni, problematica già considerata in queste settimane a proposito dello sviluppo di un vaccino per Covid-19. "Vediamo la stessa dinamica legata all’età anche nelle risposte immunitarie ad alcuni vaccini e nel modo in cui il corpo gestisce alcune infezioni virali persistenti", conferma Judith Glynn. Come scrivono gli autori nel lavoro: "Una migliore comprensione dei meccanismi di base può fornire nuove opportunità per strategie di intervento", come la programmazione ottimale dei vaccini, lo sviluppo di farmaci e l’ideazione di politiche protezione della salute nel corso della vita.