Palermo, undici arresti: il giovane boss e i fedeli di Totò Riina

Gli investigatori: «Per smantellare la rete è stata fondamentale la collaborazione degli imprenditori taglieggiati» 

PALERMO. Estorsioni a tappeto e controllo capillare delle attività economiche nella zona. Sono le attività messe in luce dall’operazione “Alastra” dei carabinieri, condotta da un pool di magistrati coordinati dal procuratore aggiunto Salvatore De Luca e conclusa con undici arresti. Gli uomini del clan di San Mauro Castelverde all’indomani dell'operazione “Black Cat” del 2016, avevano serrato le fila e continuato ad imporre il proprio potere.

Numerose le estorsioni ai danni dei commercianti locali documentate dai militari, così come l’organizzazione di una efficientissima rete di comunicazione necessaria agli storici capi mafia detenuti per mantenere il comando e continuare a strangolare imprese e società civile.

Mafia, colpo al clan Farinella: 11 arresti a Palermo

Il rampollo
Le indagini hanno evidenziato il ruolo ricoperto da Giuseppe Farinella, figlio di Domenico Farinella, boss di cosa nostra – fedelissimo di Totò Riina –  all’epoca detenuto a Voghera (Pavia) in regime di alta sicurezza che continuava a comandare dal carcere. Nonostante la giovane età, il figlio ha avuto il compito di coordinare gli altri affiliati, cooperando con uno storico mafioso di Tusa (Messina), Gioacchino Spinnato, che ha gestito i contatti con gli affiliati degli altri mandamenti, fra i quali Filippo Salvatore Bisconti, boss di Belmonte Mezzagno ora collaboratore di giustizia.

Grazie all’attività di indagine e alla fondamentale collaborazione degli imprenditori vessati, sono state ricostruite 11 estorsioni, 5 realizzate e 6 tentate. Alle vittime era imposto di pagare il pizzo o di acquistare forniture di carne da una macelleria di Finale di Pollina gestita da Giuseppe Scialabba, braccio destro di Giuseppe Farinella.

I tentacoli del mandamento si erano allungati anche sull’organizzazione dell’Oktoberfest del 2018 a Finale di Pollina, quando, per impedire la partecipazione alla sagra di un commerciante che non si era piegato alle imposizioni del clan, gli indagati non avevano esitato a devastargli lo stand. Scoperta anche la gestione diretta di attività di impresa che, fittiziamente intestate a soggetti incensurati, erano in realtà amministrate dagli indagati. Per cercare di non avere problemi con la giustizia Giuseppe Farinella e Giuseppe Scialabba avrebbero intestato a prestanome un centro scommesse di Palermo e una sanitaria di Finale di Pollina, sottoposti a sequestro, del valore di un milione di euro. 

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