Bimbi in festa per l’inno, poi la protesta degli ultras VIDEO

Nei primi 15 minuti un centinaio di tifosi reggiani in curva con quelli neroverdi Intonati cori contro l’acquisizione da parte della Mapei del Città del Tricolore

REGGIO. La festa dei bambini a tinte tutte neroverdi, proprio come il nome dell’inno appena regalato al Sassuolo da Nek, e la protesta degli ultras, quest’ultima dai colori anche granata. Sugli spalti e anche in campo non è stata una domenica pomeriggio come le altre quella che ha contraddistinto il pre-partita e i minuti iniziali di Sassuolo-Chievo.

L’inno e i bimbi in festa

Partiamo dalla nota di colore più bella, quella dei 200 bambini che prima del fischio d’inizio hanno sfilato in campo accompagnati dalle note di “Neroverdi”, la canzone scritta da un sassolese “doc” come Filippo Neviani, in arte Nek, che proprio ieri debuttava come nuovo inno del Sassuolo. Volume delle casse al massimo mentre il celebre cantautore assisteva da uno dei palchi del Mapei Stadium allo spettacolo che, nel frattempo, si stava materializzando in campo, davanti agli occhi suoi e degli altri 11mila spettatori presenti: la festa dei bambini, dei piccoli tifosi del Sassuolo, tutti con in mano palloncini neri e verdi pronti ad essere liberati per volare verso il cielo, in un’ideale viaggio auspicato anche per l’avventura in serie A dei propri beniamini. Una coreografia stupenda e capace di emozionare le tante famiglie sedute in tribuna. Poi tutti sugli spalti a tifare Sassuolo, con quel ritornello in testa ad accompagnarli per il resto della giornata.

Lo stadio e la protesta

Mentre decine di palloncini volavano in cielo, abbandonando le mura del Mapei Stadium, all’interno dell’impianto iniziava a levarsi il grido di protesta degli ultras, quello preannunciato alla vigilia. Per rinfrescare la memoria ai pochi che avranno vissuto tale momento con stupore (non lo avessero comunque capito ieri…), l’argomento che ha scatenato l’ira del tifo più caldo riguarda l’acquisto del Mapei Stadium da parte di Mapei. Un’operazione che gli ultras proprio non hanno digerito; chi, sponda sassolese, ha sentito traditi valori, radici e appartenenza territoriale e chi, sponda reggiana, ha visto gli spettri di un inquilino “scomodo” divenuto di colpo padrone di casa, proprietario di quello stadio costruito negli anni Novanta anche con i soldi dei tifosi stessi. Circa duecento ultras granata hanno così deciso di acquistare il biglietto per assistere dalla Gradinata Sud al primo quarto d’ora di una gara, Sassuolo-Chievo, che a loro interessava ben poco. Tutto in accordo con gli ultras del Sassuolo, dopo un sit-in di protesta già iniziato prima della sfida fuori dallo stadio. Così, nei 15’ trascorsi dopo il fischio d’inizio dell’arbitro Massa, gli occhi di tutti si sono presto spostati verso la curva neroverde-granata, complice anche lo spettacolo quasi nullo offerto in campo dalle squadre. Un quarto d’ora vissuto in un clima surreale, con gli ultras granata a scandire cori ed invettive contro amministratori (i sindaci Delrio e Ferrari, l’assessore Del Bue e il presidente della Reggiana Barilli) per avere caldeggiato lo sbarco del Sassuolo a Reggio, vedendosi “scippati” il loro stadio, e con quelli neroverdi a ribadire di sentirsi “ospiti” in uno stadio «che non ci appartiene».