Hernan Crespo: "Orgoglioso ed emozionato di allenare il Modena"

Antonio Caliendo e Hernan Crespo al Braglia

A tu per tu con il neo allenatore del Modena Calcio alla prima esperienza in una panchina professionistica. Un incarico che ha accettato con entusiasmo e voglia di fare.

L’era di Hernan Crespo a Modena inizia alle 10,30, quando con la propria auto varca il cancello del Braglia: sorridendo, posa per le prime foto di rito, poi si avvia in sede dove ad attenderlo c’è Antonio Caliendo. Dopo pochi minuti, scortato dal presidente e dal direttore sportivo Taibi, si accomoda nella sala stampa: camicia bianca, squadra la platea prima dei ringraziamenti di rito alla società per l’opportunità: «Un onore essere qui e lavorare per Caliendo, con il quale ho un’amicizia ventennale». Poi si inizia a parlare di calcio: «Ci sono peculiarità che non cambiano nella vita di un uomo e io non posso cambiare la mia cultura calcistica che ha radici profonde in Argentina; il mio calcio inizia da lì e quindi da un’idea del gioco offensiva. Poi, però, in Italia ho imparato cosa significa saper difendere e non è un caso se ho deciso di prendere il patentino di allenatore a Coverciano. Il mio calcio si fonda su questi due estremi, andando alla ricerca dell’equilibrio massimo in campo, ma con un punto fermo. La mia squadra deve essere padrona del gioco e della partita, al di là dei moduli perché il calcio non è 4-3-3, 3-5-2 o 4-4-2, altrimenti sarebbe un elenco telefonico.

Hernan Crespo si presenta

Ecco perché non mi piace parlare di moduli, non è l’allenatore a scegliere il modulo, ma sono gli uomini a disposizione che si prestano meglio ad un modulo. E non dimentichiamoci che il calcio è un gioco e in quanto tale la mia squadra deve minimizzare la percentuale di azzardo». Quello che colpisce di Crespo è la capacità di centrare il senso delle risposte, senza cadere nel banale e dimostrando, in un italiano perfetto («L’Italia è un Paese meraviglioso, dove le persone ti aiutano anche a migliorare la lingua») che le idee nella sua testa sono ben chiare: «Quello che posso promettere ai tifosi è la massima professionalità e la voglia di fare, caratteristiche che intendo trasmettere alla squadra. Io forse non ero un giocatore di talento, ma se sono arrivato a certi livelli è per tre punti di forza: la testa, il cuore e le gambe.

Taibi, Crespo e Caliendo

Ecco cosa voglio dai miei giocatori». Qualcuno gli fa notare che alcuni suoi gol sono perle che vanno oltre il cuore: «Se segnavo in rovesciata non era per grazia divina: al termine di ogni allenamento mi fermavo mezzora in più e mi facevo crossare il pallone in area. Nulla avviene per caso, nemmeno quando alleni». Ora il Modena: «Ho visto diverse partite della passata stagione e so benissimo quali siano i pregi e i difetti di questa rosa. Assieme alla società andremo a migliorare alcuni aspetti, in particolare a centrocampo dove al momento abbiamo un deficit. Credo che la sofferenza dell’anno passato sia un punto di partenza fondamentale per la prossima stagione, nella testa dei giocatori certe cose rimangono e chi resterà spiegherà subito ai nuovi arrivati che non si possono ripetere i patemi dell’ultima stagione.

Poi sofferenza è un termine che non mi è amico». Di maestri ne ha avuti tanti: «Mourinho, Ancelotti e Bielsa sono forse quelli che mi hanno dato qualcosa in più, ma come nella vita si impara da tutti, nel bene e nel male, così ho fatto io. Quando giocavo il mio idolo era Van Basten, ma, seppur cercassi di rubare qualcosa a tutti i centravanti del mondo, in fin dei conti ho sempre desiderato diventare Crespo. La stessa metafora la posso applicare all’idea dell’allenatore che sono e che voglio essere». La giornata di Crespo proseguirà con la visita alle infrastrutture del Modena, dove la squadra si allenerà: con quali obiettivi? «Dovremo essere bravi a cucire il rapporto con la tifoseria. Per esperienza so che quando una squadra dimostra intensità in campo il pubblico le sta accanto, per questo dovremo allenarci ai cento all’ora perché se non lo fai poi al sabato non puoi pretendere di andare ai cento all’ora. Gli obiettivi della società sono una salvezza tranquilla, ma conoscendomi so già che non mi basta».

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