Il Braglia riapre le porte tra nostalgia e speranza

Chiuso dal 30 aprile e rimesso a nuovo ha ospitato la Rosselli Mutina

MODENA Per sei mesi le sue porte sono state blindate. Chiuse a Caliendo, chiuse a Taddeo: aperte solo per tre umilianti sconfitte a tavolino. Nessuno poteva più entrare nella casa che è stata del Modena per un secolo. Nessuno di chi ha cancellato una storia di 105 anni poteva avere le chiavi per aprire i cancelli della roccaforte del Modena Calcio. Che ha visto per tre volte la serie A, giocatori gloriosi calcare un terreno da sempre invidiato da tutta l’Italia calcistica, quel campo a ‘schiena d’asino’ in cui non si fermava una goccia nemmeno sotto il diluvio universale. Poi la maledizione si è abbattuta sul Braglia e sul Modena: mutuo non pagato, gialli spediti fuori di casa e, di conseguenza, fuori dal calcio italiano. Lo stadio Alberto Braglia, che non era un giocatore come Renato, ma un glorioso ginnasta, riapre le porte da quel 30 aprile in cui arrivò la salvezza col Mantova: ma non c’è il Modena Fc 1912. Quello non ci sarà più, cancellato da un fallimento che ha spazzato via tutto infangando un club che era stato tra i più virtuosi d’Italia. Per una scelta colpevolmente meditata da Roberto Casari nel momento dell’abbandono di Cpl, per la sciagurata gestione di Antonio Caliendo dopo la caduta dalla B alla C, la prima macchia della Grande Vergogna. Non c’è il Modena Fc 1912 e allora il Braglia riapre per ospitare la Rosselli Mutina, società che milita nel campionato di Eccellenza, per la partita con il Sant’Agostino. Non è la stessa storia, ma c’è tanta storia anche nella Rosselli, uno dei club di riferimento nel cuore della città rilanciato dal desiderio di Gianlauro Morselli e Paolo Galassini di proporre una nuova sfida calcistica dopo la loro uscita da Ghirlandina Sport, la struttura che insieme a Cpl aveva la proprietà del Modena, che andò in frantumi quando Casari scelse Caliendo e non Stefano Bonacini. Non è la stessa storia, ma l’emozione di rivedere il Braglia aperto, anche se solo nel settore della tribuna, regala l’illusione che il calcio geminiano possa ancora avere una speranza. Oltre cinquecento persone sugli spalti e Rosselli Mutina in completo gialloblù (fatto fare apposta) invece di quello tradizionale rossonero usato nelle partite interne, in doveroso rispetto al Modena Calcio. In panchina un ex canarino: Bob Notari; in campo ci sono Mattia Spezzani, Beppe Greco e altri giocatori della Rosselli che già avevano calpestato quel campo con la maglia canarina, quella vera. Un’emozione anche per loro e la sfogano nell’azione del secondo gol che chiude praticamente il match con il Sant’Agostino: discesa di Mattia, cross teso per Greco e palla nel sacco. Applausi. Applausi che arrivano anche da Giulio Guerzoni, assessore allo Sport, da Carmelo Salerno, l’uomo che ha tentato senza riuscirci di strappare il Modena a Caliendo; dai ragazzini del vivaio della Rosselli e da quei tifosi del Modena che avevano voglia di tornare in un Braglia dal manto più verde che mai e anche pulito. Una giornata strana in cui nostalgia e speranza si sono abbracciate per poco più di 90 minuti. Saranno Morselli e Galassini il futuro del calcio modenese? Per ora hanno la divisa delle Rosselli Mutina, ma nel cuore hanno marchiato il simbolo del Modena. Chissà...