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Casalgrandi: a Tokyo la sesta Majors

«Anni di sacrifici divenuti realtà in Giappone». In gara anche Natascia Bertoncelli: «Fantastico, presto tornerò in Oriente»

TOKYO (JPN). Correre dall’altra parte del globo, ha di per sé un sapore speciale. Correre nella terra dei samurai e delle geisha, circondati dall’affetto trascinante di un popolo notoriamente poco incline all’esternazione, che ha trovato invece nel mondo della corsa una passione nazionale che cresce ogni anno, diventa esperienza di vita. Ne sono state testimoni, la settimana scorsa, anche due runners modenesi, che a Tokyo hanno portato a termine con un sorriso smagliante la 42 km più parteci ...

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TOKYO (JPN). Correre dall’altra parte del globo, ha di per sé un sapore speciale. Correre nella terra dei samurai e delle geisha, circondati dall’affetto trascinante di un popolo notoriamente poco incline all’esternazione, che ha trovato invece nel mondo della corsa una passione nazionale che cresce ogni anno, diventa esperienza di vita. Ne sono state testimoni, la settimana scorsa, anche due runners modenesi, che a Tokyo hanno portato a termine con un sorriso smagliante la 42 km più partecipata del sol levante. Gabriella Casalgrandi e Natascia Bertoncelli, guidate alla perfezione nella terra dell’Imperatore da Massimo Rossi e dai ragazzi di Ovunque Running, a Tokyo hanno concluso la loro impresa in 4h35’08” e 5h17’30”.

«Tokyo è una città incredibile, sotto ogni punto di vista - racconta ancora su di giri Gabriella Casalgrandi, che, dopo qualcosa come 117 fra maratone ed ultra all’attivo, ha un motivo in più, decisamente prestigioso, per brindare al traguardo tokiota - chiudere il circuito delle 6 Majors qui è stato ancora più gratificante. Non per niente la definiscono la maratona meglio organizzata al mondo».

Sono poco più di 3000 i runners al mondo che possono fregiarsi di aver concluso le Big Six con successo, il sogno di ogni maratoneta.

«E’ una grandissima soddisfazione, che ripaga di anni di sacrifici e lunghe attese per poter partecipare a ciascuna gara: mettersi al collo questa meravigliosa “esamedaglia” è un orgoglio. La dedico a tutta la mia famiglia, a tutti i miei amici che mi hanno supportato ed ai miei genitori che purtroppo non ci sono più e che sarebbero stati molto orgogliosi di me».

Sorride ancora, a diversi giorni di distanza dall’atterraggio in Italia, Natascia Bertoncelli.

«Tokyo nel cuore, molto semplicemente - chiosa la runner modenese, che nella vita di tutti i giorni è terapista dello sviluppo presso il reparto di Neonatologia del Policlinico - una magnifica esperienza, questa mia prima volta in Giappone. Paese stupendo, con un popolo meraviglioso. I giapponesi si prendono letteralmente cura di te, ti fanno sentire coccolato, non mi era mai capitato. Corro poche volte sull’asfalto, era la mia prima maratona all’estero, di solito prediligo corse trail o nella natura. Questa però mi è rimasta dentro, nonostante a livello agonistico abbia trovato una giornata no: forse proprio per questo motivo è andata così bene. Dal dodicesimo chilometro sono andata in crisi, ho resistito, poi mi sono lasciata trascinare dal pubblico e dalla città. Sono scesa a patti con il mio orgoglio e mi sono goduta gli ultimi 10 chilometri camminando, assaporando il tragitto, battendo il cinque al pubblico e giocando con i bambini ai bordi del percorso. Una meraviglia: credo che cercherò presto il bis in oriente, magari con la Maratona della Grande Muraglia».