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Panini, Daytona, Modena: i 59 anni del “Capitano”

Franco Bertoli con Lucchetti

Bertoli: «Questa città è unica, qui la gente è abituata a vincere da sempre. I progetti triennali sono importanti, ma senza successi sono difficili da realizzare»

Ricorda ancora il suo primo giorno a Modena?

«Certo, anche se ormai fu tanto, tanto tempo fa. Mi fa un certo effetto pensarci, ma sono passati 35 anni da quella “prima volta” e adesso sono 59, così dice la carta di identità, anche se io proprio non me li sento».

Come ha festeggiato il compleanno quello che per i tifosi della Panini è stato semplicemente il “Capitano”?

«In Umbria a Perugia, ho visto gara 3 della finale scudetto, una bellissima partita, e l’ho trascorso con mio figlio Matteo, che ...

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Ricorda ancora il suo primo giorno a Modena?

«Certo, anche se ormai fu tanto, tanto tempo fa. Mi fa un certo effetto pensarci, ma sono passati 35 anni da quella “prima volta” e adesso sono 59, così dice la carta di identità, anche se io proprio non me li sento».

Come ha festeggiato il compleanno quello che per i tifosi della Panini è stato semplicemente il “Capitano”?

«In Umbria a Perugia, ho visto gara 3 della finale scudetto, una bellissima partita, e l’ho trascorso con mio figlio Matteo, che ha 30 anni, gioca nella Monini Spoleto, attaccante, come il sottoscritto, e martedì sarà in campo nella gara 1 della finale dei play off promozione contro Siena. Sarà una finale difficile, ma lui è pronto».

Lei di finali ne ha giocate a decine, quali sdoganiamo da raccontare a chi ci legge?

«Due col sorriso sulle labbra: la prima a Bologna nel 1986, da giocatore, perché inaugurammo il ciclo Panini, la seconda nel 1997 da allenatore. Il successo nella prima fu il nostro modo di chiedere scusa a Modena per non aver vinto contro la Mapier quella dell’anno precedente, una partita che se rigiocassimo altre mille volte non perderemmo mai, la seconda fu speciale perché iniziai quell’anno da direttore generale della Daytona e poi lo finii in panchina dopo l’incidente stradale di Daniele Bagnoli. Nella finale andammo a Treviso sull’1-2 e perdevamo 11-0 il primo set di gara 4, ma vincemmo 3-2 e poi anche gara 5, quello fu lo scudetto della stella, il decimo».

Un’altra finale, quella del 2000 persa contro Roma, chiuse il suo secondo periodo “modenese”.

«Un’occasione persa, Roma era forte, ma se avessimo sfruttato quei match ball in gara 3 sul 2-0 sono ancora convinto che forse sarebbe andata in modo diverso. E dopo quella sconfitta la società decise di cambiare tanto e tanti di noi».

Lei parla sempre con grande orgoglio di Modena, che cosa l’ha così affascinata in questa città?

«Tutto, non si passano due periodi della tua vita sportiva così lunghi in una città se non è davvero speciale, 7 da giocatore dal 1983 al 1990, e altri 7 da giocatore, direttore generale, allenatore, dal 1993 al 2000. Modena è speciale ed è parte della mia vita, sono stato Presidente del Coni per 10 anni a Modena, a Modena e con Modena ho vinto 24 trofei in ogni veste, non mi sembrano pochi e ne sono fiero».

Il passato prossimo l’ha vista protagonista altrove.

«A Perugia per due stagioni ho fatto il mental coach, lavorando con un personaggio come Sirci, un presidente particolare, ma straordinariamente bravo nel convogliare energie positive, non è un caso se Perugia è vicina al suo primo, storico scudetto e io credo che stavolta sia favorita e possa vincerlo».

Oggi Franco Bertoli è un apprezzato dirigente della Federazione Italiana Pallavolo.

«E ne sono onorato. Sono uno dei 13 Consiglieri Federali e mi occupo delle Nazionali maschili, seguo in particolare quelle giovanili, un compito bellissimo, oltre al beach volley. Presto organizzeremo il primo torneo Master di beach della Fipav».

Dove Lei potrebbe essere ancor oggi uno dei candidati alla vittoria...

«La pallavolo è la mia vita, ho giocato con la Nazionale dei Master indoor, ma adesso le mie ginocchia mi suggeriscono che è meglio il beach».

Lei ha sempre Modena nel cuore e lo si intuisce da come ne parla: che effetto le ha fatto tutto quello che è accaduto qui nelle ultime settimane?

«Solo chi ha vissuto in prima persona le vicende più recenti può dare un giudizio, da fuori è impossibile».

Oggi Stoytchev, ieri Piazza, è così difficile fare l’allenatore a Modena?

«È una panchina che scotta, perché a Modena la gente conosce la pallavolo, è in grado di giudicare e puoi parlare di progetti triennali, ma vuole vittorie anche durante un percorso simile».

L’ultimo progetto triennale potrebbe anche concludersi ben prima in qualche aula di tribunale.

«Io non credo sarà così, stiamo parlando di soggetti che nella vita stanno benissimo, quindi l’ideale sarebbe che Stoytchev trovasse subito un’altra squadra da allenare e che Modena potesse tornare a costruire. Io sto con la Pedrini, Lei è il motore di Modena adesso, lei sa come muoversi, non mi aspetto che subisca contraccolpi per questa vicenda, lei è come Modena, ha entusiasmo per la pallavolo e secondo me andrà avanti».

Giani è il personaggio giusto per la panchina dopo tutto quello che è avvenuto?

«Lui ha un bonus da spendere a Modena e presso i modenesi: è un idolo. Questo è il suo bonus, ma dovrà vincere, altrimenti il bonus si esaurirà in fretta. E diciamo questo sempre in linea teorica, perché non so che cosa deciderà Fusaro, il presidente di Milano, cioé se lo lascerà libero di venire a Modena».

A proposito di vincoli: secondo Lei è fondamentale che Bruno riesca a liberarsi del contratto con la Lube?

«Lui è uno dei super top al mondo, quindi farebbe la differenza ovunque figuriamoci a Modena, ma dovesse anche arrivare Christenson, credetemi, Modena sarebbe sempre competitiva. Dipende solo in quale contesto verrebbe inserito l’americano, cioè se in uno squadrone come alla Lube. Lì ha dimostrato di essere bravissimo».

Lei è stato uno dei più forti schiacciatori della storia della pallavolo moderna: che cosa può dirci di Ngapeth?

«Solo quello che ho visto con i miei occhi, cioè che oggi come oggi è forse il martello che può spostare gli equilibri in favore della squadra per cui gioca».

A Modena però quest’anno non è avvenuto.

«E questa credo che sia stata un’occasione persa da tutti: Catia aveva tutte le ragioni a voler tentare di mettere insieme i migliori, come quei due in campo e Rado, che ha grande qualità come tecnico, ma non è andata come lei sperava. Ne ha preso atto e credo che la lettera che ha mandato al mondo del volley dimostri una grande presa di coscienza».

Dalle sue parole traspare una grande stima per la presidentessa di Modena: se dovesse chiamarla offrendole un ruolo?

«Verrei subito a parlare con lei...».