Su questo sito utilizziamo cookie tecnici e, previo tuo consenso, cookie di profilazione, nostri e di terze parti, per proporti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più o prestare il consenso solo ad alcuni utilizzi clicca qui
Esci

Adriano e Paolo, quando due fratelli sono già leggenda

Le sfide tra Edilcuoghi e Panini fermavano Modena e Sassuolo per un giorno. I fratelli Guidetti hanno scritto la storia della pallavolo



Non sono ancora stati proclamati “patrimonio dell’umanita”, ma della pallavolo certamente sì: Adriano e Paolo Guidetti sono pietre miliari della storia del volley, modenese, e non solo. C’erano alcune decine di anni fa, quando tutti noi iniziavamo ad amare questo sport, ci sono oggi e sempre ci saranno.

Modenesi doc, o modenesi di Modena, se preferite, e a Modena tuttora abitano a pochi metri di distanza uno dall’altro con le rispettive famiglie, tutte rigorosamente di estrazione pallavolisti ...

Paywall per contenuti con meter e NON loggati

Paywall per contenuti con meter e loggati

Paywall per contenuti senza meter



Non sono ancora stati proclamati “patrimonio dell’umanita”, ma della pallavolo certamente sì: Adriano e Paolo Guidetti sono pietre miliari della storia del volley, modenese, e non solo. C’erano alcune decine di anni fa, quando tutti noi iniziavamo ad amare questo sport, ci sono oggi e sempre ci saranno.

Modenesi doc, o modenesi di Modena, se preferite, e a Modena tuttora abitano a pochi metri di distanza uno dall’altro con le rispettive famiglie, tutte rigorosamente di estrazione pallavolistica, ci mancherebbe: ascoltarli con quello spirito da eterni ragazzini pronti a scendere in campo o a sedersi su una panchina è una iniezione di entusiasmo per rivivere emozioni passate e avvicinarsi nel modo migliore alla stagione che verrà.

A darci il benvenuto è Adriano, 83 anni compiuti, ma solo per la carta di identità.

«Sono amareggiato. Perché? A Modena è triste che non ci sia una squadra di pallavolo femminile di alto livello. Quando sono venuti quei signori da Piacenza temevo che sarebbe finita in fretta e purtroppo è andata così».

Modena ha però le sue colpe, Prof.: il PalaPanini non è mai stato veramente la “casa delle donne”.

«Qui il pubblico è fantastico, ma se devo fare un appunto alla gente di Modena è che ha sempre avuto il difetto di seguire solo le squadre quando queste possono vincere e credo che sarebbe la stessa cosa anche per gli uomini se non avessero una squadra competitiva. Al modenese partecipare interessa poco».

Era così anche ai tempi dei derby con suo fratello?

«È passato molto tempo da quelle sfide tra Modena e Sassuolo, io sulla panchina dell’Edilcuoghi e lui su quella della Panini. Noi eravamo quelli che spesso e volentieri rovinavano a loro la stagione. C’era una atmosfera incredibile, Modena e Sassuolo quasi si fermavano per quelle sfide, palazzetti pieni, battaglie meravigliose. Noi li mettevamo in difficoltà con il muro e difendevamo tutto».

Niente di nuovo, marchio di fabbrica di Adriano Guidetti.

«È vero, mio figlio Giovanni ne ha sempre fatto un credo e le sue squadre in questo sono incredibili davvero. Lui ha superato anche me, questo è poco ma sicuro, lui è il mio vero capolavoro».

Lei segue ancora Giovanni come una volta?

«Ero al Palaverde un anno fa a vederlo vincere la Champions League, lui voleva che andassi anche a Bucarest quest’anno, ma io con il passare degli anni vedo meglio le partite davanti alla televisione. Sul campo o sei in prima fila o non ne vale la pena. E poi se ti capita di finire vicino a dei tamburi..., noi ai nostri tempi non li volevamoproprio in palestra».

Parlavamo della difesa... «Vi racconto questo episodio: finale di Coppa Italia 1981, Ancona, capolavoro assoluto della mia, anzi della “nostra amata Edilcuoghi”: cambio di campo al quinto set nel match decisivo contro l’invincibile Torino. Rebaudengo mi si avvicina e mi dice “Prof. adesso basta, ci state facendo impazzire, ma quando la smettete di tenere in gioco tutto?”. Vincemmo 3-2 e conquistammo il trofeo, impresa storica per Sassuolo».

Una coppa che Lei ancora custodisce.

«Antonio Cuoghi, il nostro presidente, alla fine mi disse “questa è Sua, la conservi per sempre, Prof., se abbiamo vinto il merito è soprattutto suo. E io quella Coppa l’ho sempre tenuta con me. Fa parte dei miei ricordi più cari, come l’amicizia con il presidente Cuoghi o quella con Luigi Giuliani, il nostro dirigente».

Prof., ci parli di Paolo, fratello e avversario di mille battaglie.

«Secondo me è un bravissimo tecnico, adesso si direbbe da “fascia A”, peccato gli sia mancato lo scudetto, lo avrebbe meritato a Modena con la Panini. Lo avremmo potuto anche vincere insieme quando io divenni direttore tecnico per due stagioni a Modena, ma nell’anno in cui avremmo potuto vincerlo qualcuno (e mi piacerebbe sapere a distanza di tanti anni chi fu questo signore...) lanciò una monetina contro Kim Ho Chul nella semifinale dei play off. Una storia mai chiarita davvero, Kim era un fenomeno in campo e quel giorno lo fu anche... uscendone. Nessuno saprà mai se fu davvero colpito al labbro, ma la Federazione ci diede partita persa e fu la fine di un sogno. Fossimo andati alla bella, visto che sul campo avevano vinto quella partita, io resto convinto che avremmo vinto lo scudetto. Torino non era più quella degli anni precedenti».

Prof., Lei è amatissimo da tutti, ex giocatori e non solo, ma anche studenti.

«Mi piace pensare di non essere stato solo un allenatore, mi vedo più come un “insegnante di pallavolo”, in serie A e ad ogni livello. Ho vinto uno scudetto anche con i ragazzi del Barozzi ai Campionati Studenteschi e me sono orgoglioso. Gli anni che ho passato con il Cus Modena sono stati tra i più belli della mia vita sportiva. C’era un dirigente fantastico come Sandro Vaccari e tuti si divertivano, anche e soprattutto questa io credo sia la vera pallavolo».

Tante panchine, tanti campionati, tante imprese: ce n’è una che ricorda con particolare piacere?

«Ah sì, c’è: un giorno mi chiamano a Cesenatico perché la squadra non sta andando benissimo e alla fine del girone di andata è penultima, io accetto e riusciamo ad arrivare terzi, quella fu una esperienza speciale davvero con ragazzi speciali, come Francesco Egidi. Lui è stato un giocatore fantastico, dotato di un talento raro sui campi di pallavolo, come tutti i fuoriclasse andava solo gestito diversamente dagli altri, perché le persone non sono tutte uguali e i giocatori anche, credetemi. Il bravo allenatore è quello che riesce a motivare e far rendere ognuno per le caratteristiche tecniche, ma anche per quelle umane».

Messaggio ricevuto, Prof., forte e chiaro...

Paolo Guidetti apre il libro dei ricordi con un classico: le sfide a tennis con Adriano, un mistero ancor oggi su chi le vincesse: «All’inizio lui, del resto forse non vi ha raccontato che partiva avvantaggiato perché è stato maestro di tennis e io avevo 12 anni in meno, quindi subivo. Poi, però, la situazione è cambiata...».
Momenti splendidi al Mammut.
«Si parla di 53 anni fa ragazzi, non di ieri. Poi con Barone ci siamo messi a frequentare il torneo di Spilamberto dove non ci sopportavano più, vincevamo sempre e a rete, visto che eravamo pallavolisti, nessuno ci superava. Del resto a me piace definirmi un Samuele Papi di quei tempi, 10 centimetri più basso, ma che ne saltava 20 più di lui».
Paolo Guidetti ricambia poi la cortesia del fratello.
«Adriano? Allenatore ottimo, garantisco io. Poteva solo risparmiarsi di battermi 3-2 nel mio primo anno con la Panini. Per colpa sua e della sua Edilcuoghi non ho vinto quello scudetto, purtroppo andò così».
I cinque anni con la Panini di Paolo Guidetti resteranno epici nella memoria di chi li ha vissuti.
«Rimpianti? A parte non aver vinto il primo anno in cui avevamo la squadra più forte, resta l’episodio della monetina: è vero io e Adriano avremmo coronato un sogno, vincere insieme il titolo, ma come finì lo sapete già. Kim Ho Chul tanti anni dopo parlando con Anastasi gli raccontò di aver simulato tutto...».
Un allenatore come Lei non ha mai guidato la Nazionale. Perché?

«A quei tempi la scelta del tecnico azzurro era basato su situazioni non solo sportive. Ci andai vicino proprio nell’anno della “monetina”, ma me ne feci una ragione perché ho sempre preferito essere un allenatore in un club dove potevo far migliorare e insegnare ai miei ragazzi giorno dopo giorno che il gestore di una squadra per poche volte all’anno».
Lei ha avuto campioni assoluti, come Rajzman.
«Bernard era prima di tutto una persona leale, coraggiosa e con talento, poi in campo anche furbo come pochi...Sapete cosa gli dissi un giorno? Tu diventerai un pezzo grosso in politica. Non mi sono sbagliato: è stato deputato in parlamento e presidente del Comitato Organizzatore dei Giochi Olimpici di Rio nel 2016».
Anastasi, Lucchetta, Cantagalli, Recine...
«Fare nomi non mi piace, rischierei di dimenticare ragazzi che ho visto nascere, quelli che lei ha citato sono alcuni dei tanti che mi hanno fatto felice. Recine un anno fa di me disse una cosa meravigliosa, per loro non sono stato solo un allenatore, ma un maestro di vita. Un complimento bellissimo».
Lei è stato vincente anche tra le donne.
«Noventa, Soliera, Spezzano: sono molto orgoglioso di quanto ho ottenuto anche nel settore femminile e vi dico che insegnare alle donne è facile perché ti ascoltano e si applicano più degli uomini. Inoltre sono anche più riconoscenti».
Come vede la prossima stagione di Modena?
«Perugia su tutte, perché equilibrata e ha un allenatore che ha appena vinto proprio in quell’ambiente, la Lube non è più forte di Modena che con il ritorno di Julio si darà una sistemata sul piano ambientale dopo tutto quello che è successo».
Come è la vita di Paolo Guidetti oggi?
«Da camminatore podista, perché a tavola purtroppo esagero sempre. Poi faccio il direttore tecnico a Casagrande dove c’è un gruppo di ragazzine fantastiche che mi danno delle soddisfazioni. Pensavate forse che avessi chiuso con la pallavolo?» —