Bonacini: «Le modifiche al calendario del Carpi? Molto discutibili»

«Le emergenze sono altre e non voglio fare polemica, però sette partite in ventidue giorni sono un po’ troppe...» 

CARPI. La premessa di patron Stefano Bonacini è doverosa, oltre che decisamente condivisibile. «Ci tengo a precisare che i problemi sono altri e decisamente più importanti del calcio. La situazione del Paese, in relazione al Coronavirus, è assoluta priorità su ogni cosa. Ci mancherebbe altro. Ma se vengo interrogato sulle modifiche al calendario, qualcosa posso dire».

In effetti il cammino del Carpi è stato praticamente stravolto: i rinvii e i recuperi hanno portato ad un marzo zeppo di partite. Il dato numerico prevede 7 gare in 23 giorni, si gioca praticamente tutti i mercoledì del mese. «A mio parere chi prende le decisioni poteva fare meglio, credo che il metodo sia sbagliato. Si poteva per esempio mettere in “ghiaccio” il campionato e riprendere, da dove ci si era fermati, più avanti. La stagione sarebbe andata lunga di un paio di settimane, ma il calendario non si sarebbe stravolto come è stato e come sarà. Un’altra opzione poteva essere quella di giocare a porte chiuse. Lo faranno per Juventus-Inter, non capisco perché la stessa pratica non possa essere riproposta per la serie C. Non credo che questa sia una mancanza di rispetto verso i tifosi, anzi. E’ sicuramente meno rispettoso “chiedere” alle persone di seguire la propria squadra al mercoledì sera, magari pure in trasferta». Tra l’altro, sempre restando in tema, slitta praticamente a fine stagione pure il big match tra Reggiana e Vicenza: «Non voglio andare nel merito, non mi interessa fare polemica. Non sarebbe opportuno. Dico solo che il metodo di riorganizzazione sarebbe da rivedere e chi si trova a gestire una società lo sa bene perché tutti i giorni si confronta con diverse dinamiche. Le problematiche sportive credo saranno parecchie, ma noi club non possiamo fare altro che adeguarci. C’è una Federazione che decide e la squadra sta lavorando per farsi trovare pronta. Come detto, e qui ci tengo davvero ad essere chiaro, le vicende della serie C non devono però assolutamente essere una questione principale in questo momento. Prima c’è la salute e la situazione italiana». —