Carpi calcio. Bonacini: «Campionato da terminare, se non si può deve valere la media punti»

«Ci si poteva fermare dopo come la A e la B. Il Carpi non teme di tornare in campo: siamo giovani e motivatissimi»

CARPI «La mia generazione non avrebbe mai pensato di vivere un momento come questo provocato dall’epidemia da Coronavirus. È un momento difficilissimo e si può solo essere preoccupati. Per la salute della gente e la ricaduta che ci sarà sul lavoro e sull’economia. Il calcio è meno importante».

Il calcio può ripartire o la stagione è da consegnare agli archivi?


«Se si può ripartire lo decide il Coronavirus, ma se c’è la possibilità di portare a termine il campionato bisogna farlo. Ci sono ancora tredici partite da giocare più quelle dei playoff e playout: mi va bene che si giochi consecutivamente di domenica e mercoledì, a porte aperte, chiuse o semiaperte, ma la stagione va conclusa. Se non ci saranno spiragli, allora prevalga la media punti».

Per il Carpi significherebbe promozione anche con il terzo posto, ma con una partita in meno, alle spalle della Reggiana.

«Dai calcoli che ho visto sì, la nostra media punti è superiore a quella della Reggiana e saremmo la quarta squadra in Italia dopo Monza, Vicenza e Reggina che sono le prime dei tre gironi di C. Se dovesse finire così saremmo in serie B. Ma io mi auguro che si possa giocare ancora e che si decida di farlo, Coronavirus permettendo: poi i criteri di come portare a termine l’annata si possono discutere. Certo la serie C poteva fermarsi in sintonia con la A e la B che hanno disputato almeno tre giornate in più. Ora ci sarebbero meno partite da recuperare».

Una critica?

«No, ma se il Coronavirus era pericoloso lo era a prescindere, in serie A come in B e in C. Bisognava fermarsi tutti assieme, ma in Italia non esiste un sistema calcio come in altri paesi. Prevale quello dei furbi. Volete un’esempio? In Germania quattro dei club più ricchi della Bundesliga, Bayer Leverkusen, Bayern Monaco, Borussia Dortmund e RB Lipsia hanno destinato sette milioni a testa alle categorie inferiori rinunciando ai premi stagionali e mettendocene anche di tasca propria. Secondo voi una cosa del genere può succedere in Italia dove ognuno tira l’acqua al proprio mulino? In serie A bisogna far giocare Juventus e Inter, la serie4 B va da sola e la serie C rimane la più poveretta».

A proposito di serie C, la batosta sarà pesante.

«I contributi sono quasi nulli, gli incassi e gli introiti lasciamo perdere. Ci sono solo spese. È la categoria più bistrattata, stanno meglio in serie D. Credo che nella prossima stagione ci saranno molte meno società iscritte. Ci ha pensato il Coronavirus a fare la riforma dei campionati».

Nel caso si possa ripartire quanto potrebbe incidere una sosta così lunga negli equilibri del campionato. Le squadre potrebbero non avere più lo stesso valore.

«Non è il caso del Carpi. Se si ricomincia i ragazzi saranno pronti, in forma e carichi come prima. Abbiamo una squadra giovane, fresca e di gamba. E se anche si dovesse arrivare a giocare a luglio saremmo adatti per il caldo. Nessun timore. Ma se si potrà ricominciare lo si dovrà fare tutti insieme, dalla A alla C».

I giocatori stanno vivendo un momento difficile. Non giocano da oltre un mese e non sanno se e quando potranno tornare in campo.

«Ognuno è stato dotato di una cyclette e di un programma personalizzato stilato dal nostro preparatore. I ragazzi sono ligi al dovere e stanno affrontando questo periodo con grande professionalità. Abbiamo previsto la ripresa della preparazione il 4 aprile, ma è una scadenza che probabilmente andrà rivista. Stiamo vivendo una situazione paradossale in cui non è possibile programmare niente. Ma non ho perso la speranza di tornare a giocare». —

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