Giro d'Italia 29 maggio 1940, Fidenza-Modena: Fausto Coppi conquista Modena e inizia a scrivere la sua leggenda

Gino Bartali lo lancia, l’Airone vola sull’Abetone poi il capolavoro nei 100 km successivi. Nasce il mito del Campionissimo

antonio simeoli

Il 29 maggio del 1940, quando in Europa già era scoppiata la guerra e l’Italia si preparava ad entrarci, a Modena cambiò la storia del ciclismo. Perché Modena fu teatro della prima vera impresa del più grande: Fausto Coppi.


Il mito dell’uomo solo al comando, del campione sempre in fuga, avanti nel tempo di vent’anni sulla preparazione e sull’alimentazione. E ancora: il più composto in bici, il cronoman infallibile, lo scalatore sopraffino. Quello dei due Tour de France, della Cuneo-Pinerolo, delle classiche, della Sanremo con 16 minuti di vantaggio. Quello dello scandalo (per l’epoca) con la Dama Bianca e, naturalmente e prima di tutto della rivalità con Bartali.

Insomma, tutto iniziò dalla Firenze-Modena, 184 km, undicesima tappa del Giro d’Italia. Quando Coppi sull’Abetone si prese la prima maglia rosa, ottenuto il via libera dal capitano alla Legnano Bartali, che aveva dato addio ai sogni di gloria con una caduta nella terza tappa.

Quella diventò l’impresa di Fausto sull’Abetone, anche se poi, in realtà, il ventenne piemontese il vero capolavoro lo fece nei cento, durissimi, chilometri finali dal valico a Modena.

La tappa era di quelle toste già in Toscana: Piastre e Oppio ora con l’asfalto non sono salite impossibili, ma all’epoca, con le strade bianche e una giornata da pieno inverno con pioggia e grandine, cominciarono a presentare già il conto ai corridori.

La maglia rosa era sulle spalle di Enrico Mollo della Bianchi, una maglia che dopo la guerra diventerà una seconda pelle per Coppi. Sulle Piastre attaccò Ezio Cecchi, piccolo scalatore toscano, detto “lo scopino di Monsummano” perché la sua famiglia fabbricava scope in faggina. L’azione proseguì sull’Oppio e sulle prime rampe dell’Abetone, diciassette km fino al passo. Al tredicesimo tornante, dopo sette chilometri di salita, eccolo lo scatto del giovane Coppi.

Orio Vergani, che il giorno della morte del Campionissimo il 2 gennaio 1960 avrebbe scritto “l’Airone ha chiuso le ali”, come al solito mirabilmente descrisse quello scatto sul Corriere della Sera: «Sotto la pioggia che veniva giù mescolata alla grandine, che io vidi venire al mondo Coppi. Vedevo qualcosa di nuovo: aquila, rondine, airone, non saprei come dire, che sotto alla frusta della pioggia e al tamburello della grandine, come ignorando la fatica, volava, letteralmente volava su per le dure scale del monte, fra il silenzio della folla che non sapeva chi fosse e come chiamarlo».

Per Oriani Coppi era «un ragazzo segaligno, magro come un osso di prosciutto di montagna».

Cocchi ci diede dentro, Coppi rimontò scollinando sull’Abetone solo con una manciata di secondi di ritardo.

Il capitano Bartali passò a 4 minuti. Ora il leader della Legnano era lui. Fausto, mentre dal cielo continuarono a cadere secchiate d’acqua, volò in discesa e superò l’ultima asperità della giornata, il Barigazzo. Poi Pavullo, Serramazzoni e Modena dove arrivò con 3’45” di vantaggio su Bizzi e un orgoglioso Bartali che, trovatosi ultimo per un incidente meccanico, diede vita a una prodigiosa rimonta. Oriani ricordò «le gioie del primo trionfo e dei primi paragoni inevitabili con Binda e Girardengo, nomi mormorati in tono commosso dai vecchi tifosi».

Ecco la prima maglia rosa indossata dal Campionissimo a Modena. Le foto sono in bianco e nero, ma un anno fa, in occasione del centenario della nascita di Fausto, dalle Teche Rai di Torino magicamente sono stati recuperati alcuni filmati a colori di quel Giro 1940. Su youtube è possibile trovare qualche chicca, roba da leccarsi i baffi per gli appassionati di ciclismo e non.

Il chilometrico titolo in prima pagina della Gazzetta dello Sport del 30 maggio fu eloquente: «Una grande corsa e un grande campione. La matricola Coppi compie la più bella impresa del Giro e vince dopo 100 km di fuga la severa tappa appenninica Firenze-Modena, conquistando la maglia rosa».

Coppi, aiutato a superare una crisi ai piedi delle dolomiti proprio da Bartali, il 9 giugno vinse il suo primo Giro d’Italia. Il giorno dopo Mussolini spinse il Paese nel baratro della guerra. Che il Campionissimo e Bartali, a suon di imprese, poi contribuirono a risollevare. Ma tutto iniziò 80 anni fa. A Modena. —