Cent’anni fa nasceva Lucidio Sentimenti, portiere leggendario

“Cochi” il penultimo di 8 fratelli della famiglia di Bomporto Debuttò in A col Modena, poi 10 stagioni tra Juventus e Lazio



Oggi avrebbe compiuto cento anni. Sentimenti IV, all’anagrafe Lucidio, in famiglia prima, poi, per tutti, solo ‘Cochi’, il cocco di casa perché era il penultimo di otto fratelli. Una delle leggende del calcio, nata in quel posto incredibile chiamato Bomporto, in cui i calciatori sembra davvero che si trovino anche sotto i cavoli, per tanti che ce ne sono nati. Era il cocco di famiglia, in più da bambino in un incidente stradale si era rotto un gamba, così si pensava che fosse una… carta velina. Quindi per l’apprendistato lavorativo era stato mandato a fare il garzone di un calzolaio, invece che in campagna. Come gli altri fratelli, tutti calciatori, anche Lucidio cominciò fin da bambino a giocare, e lo faceva bene in tutti i ruoli, ma quando, appena sedicenne, il fratello Vittorio (III) lo portò al Modena dove lui già giocava, il club gialloblù intuì le sue grandi qualità come portiere. In un ruolo delicato come questo, ‘Cochi’ debuttò in gialloblù e in Serie A ad appena 18 anni, una carriera proseguita, dopo i 4 campionati nel Modena (86 gare), alla Juventus (5 anni per 169 partite), alla Lazio (5-170) e al Lanerossi Vicenza (3-82), con una coda di 3 presenze nel Torino. Per un totale di 443 partite in Serie A, senza però mai vincere lo scudetto: erano gli anni del Grande Torino! Una carriera comunque lunga, quasi vent’anni, la sua, penalizzata anche dall’interruzione per la guerra. Una carriera impreziosita da 9 partite, una anche al Mondiale del 1950, con una Nazionale quasi monopolizzata dal Torino, tanto che in un match contro l’Ungheria nel 1947 la squadra azzurra era formata da dieci granata e un… estraneo, lui, Lucidio Sentimenti da Bomporto, detto ‘Cochi’. Per nove volte quindi aveva tolto il posto in Nazionale al mitico Bacigalupo, rivale in campionato e in azzurro, ma grande amico. E Lucidio confessò di avere pianto quando seppe che nel portafoglio di Bacigalupo, ritrovato dopo lo schianto di Superga, c’era un suo ritratto’. ‘Cochi’ parò poi anche l’accusa di essere miope, dopo una match della Nazionale a Vienna, dove aveva incassato cinque gol, alcuni da lontano: la Federazione allora fece misurare la vista a tutti e quella di Lucidio era perfetta. Appese le scarpe al chiodo, ha lavorato per anni nei settori giovanili, soprattutto nella Juventus. Atleta polivalente, nel campionato di guerra 1943/’44 giocò anche ala destra segnando 4 gol, suppliva alla statura non proprio da portiere (170 cm) con l’agilità, la forza muscolare, ‘gatto nero’ un altro suo soprannome, il colpo di reni, la presa ferrea, le uscite tempestive, spesso restando in piedi. Quei piedi buoni con cui batteva anche i rigori. Detiene tuttora il record di gol segnati (5) da un portiere in Serie A. Nel 1942 in un Napoli-Modena, sull’1-0 al 90’ per i partenopei, infilò dal dischetto il fratello Arnaldo (II), reduce da nove rigori parati consecutivamente. Poi, dicono le cronache, fu lesto a fuggire, inseguito dal fratello… —


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