Morini e la cavalcata dai dilettanti all’Europa «I miei primi 35 anni con il Sassuolo»

Il 69enne dirigente quest’anno festeggia un grande traguardo «Metà della mia vita trascorsa al fianco dei colori neroverdi» 

SASSUOLO. Tutto è cominciato 35 anni fa, nel 1985. Remo Morini è il decano dei dirigenti del Sassuolo, l’unico che ha vissuto per intero la parabola neroverde dalle paludi dei dilettanti ai riflettori dell’Europa. «Il Sassuolo è un po’ la mia seconda casa - dice - è un amore che mi ha conquistato pian piano. Dopo gli inizi da dirigente di Consolata e Sanmichelese, nel 1985 l’ex presidente Claudio Sassi mi ha voluto nel settore giovanile del Sassuolo. Da lì è scoccata la scintilla e con la prima squadra ho fatto un po’ di tutto: vice presidente, team manager, accompagnatore, uomo marketing e adesso delegato ai tifosi. Tirando le somme non smetterò mai di ringraziare chi continua a dare una mano al Sassuolo, gente che ho conosciuto quando il Sassuolo non era niente. Anche per loro è stata una gran bella storia».

CAMPETTI SPERDUTI


«Spesso ripenso a quando il Sassuolo vivacchiava nei dilettanti, giocavamo contro la Pavullese, i derby con la Sassolese, le trasferte su campi sperduti come Pieve di Soligo, Montebelluna, Storo, Clusone, Contarina... Tempi duri, eravamo in pochi a tenere su la baracca tra mille difficoltà. Il mio compito principale, oltre a stare vicino alla squadra, era quello di reperire le risorse economiche, sfruttando i rapporti che avevo con la mia agenzia di pratiche automobilistiche. Ho portato Kerakoll, System, Tecnocolla e tanti altri sponsor».

MAI MOLLATO

«Quando il Sassuolo fu venduto a Gibellini mi feci da parte un attimo, per poi tornare dopo breve. Negli anni in tanti hanno abbandonato la nave ma io ho tenuto duro anche quando abbiamo perso spareggi pesanti come a Castel San Pietro, Imola e Varese. Una mano importante, nei momenti difficili, è arrivata dalla famiglia: mia moglie e le tre figlie, oltre a sopportare il mio temperamento, sanno quanto il Sassuolo mi faccia star bene e riempia la vita».

I MIEI PRESIDENTI

«In 35 anni ho vissuto tanti presidenti, sono entrato con Gino Guazzi, poi Gilberto Prati, Claudio Sassi, Rudy Baldelli, tutte persone care. Senza dimenticare quello attuale, l’amico Carlo Rossi».

I MIEI ALLENATORI

«Sono legato a tanti allenatori, da Giancarlo Magrini a Remondina fino a tecnici importanti come Allegri, Mandorlini, Pioli, Di Francesco, Gregucci e Arrigoni. Con tutti ho avuto un bel rapporto e con alcuni continua. Ad esempio con Allegri è nata un’amicizia e ci sentiamo spesso al telefono. Ora c’è De Zerbi: mi hanno conquistato il suo modo di lavorare e l’atteggiamento, è un predestinato».

IL CANTO, LA MIA PASSIONE

«Studiavo canto a Bologna e a metà anni ’60 lì ho conosciuto Gianni Morandi, che frequentava la mia stessa insegnante. È sempre stato il mio idolo, ma domenica spero di dargli la paga nel derby! Mi sarebbe piaciuto fare il cantante e tuttora, in compagnia, mi esibisco».

GIOCATORI COME FIGLI

«Considero i giocatori quasi come dei figli. Li consiglio, do loro una mano per qualsiasi cosa e a qualsiasi ora. Mi rispettano e sanno che su di me possono sempre contare».

IO E GLI ARBITRI

«Da una vita faccio l’accompagnatore per cui anche con gli arbitri ho stretto amicizie. Da Collina ad Orsato, quando ci incontriamo ripercorriamo il passato quando venivano a dirigere il Sassuolo in C2».

SQUINZI, UNO DI FAMIGLIA

«Squinzi? Parlare di lui è come parlare di un mio familiare. Una persona che ha dato lezioni di vita col suo modo di fare, l’atteggiamento e il comportamento anche nella vita quotidiana. Un signore in tutti i sensi. Io sono interista, lui milanista. Tutte le volte che c’era un derby tra noi si innescava una guerra di telefonate scherzose. Sono contento che quando siamo andati in A abbiamo cominciato a battere l’Inter: è accaduto in sette occasioni e ogni volta gli ho regalato una targa con risultato e minuto dei gol. Per il Sassuolo la sua scomparsa è stata un’enorme perdita come lo è stata per me a livello personale. Sono sicuro che da lassù, con la dottoressa Spazzoli, ci guarda e aiuta».

GIOIE E DOLORI

«In 35 anni di Sassuolo il ricordo più brutto è la scomparsa di Squinzi, calcisticamente invece è lo spareggio per la A che perdemmo nel 2012 al Braglia con la Sampdoria che allontanò il “dottore”. Se non ci fosse stato Carlo Rossi a riconvincerlo a tenere duro la favola Sassuolo sarebbe finita lì. Il ricordo più bello mi riporta alla sera in cui mi sono seduto in panchina nello stadio dell’Atletic Bilbao in Europa League: guardandomi intorno mi sono commosso ripensando a dove siamo partiti. La stessa sensazione che ho provato la prima volta col Sassuolo a San Siro».

FUTURO IN BUONE MANI

«Giusto dare merito a Giovanni Carnevali, l’uomo scelto da Squinzi: il nostro amministratore delegato in questi anni ha fatto fare al Sassuolo un salto di qualità sotto tutti i punti di vista. Persona seria, capace, dai grandi valori umani e attorniato da ottimi collaboratori. Squinzi, lasciandogli il Sassuolo, ci ha visto giusto. E mi fa piacere che Veronica e Marco, i figli del “dottore”, abbiano deciso di portare avanti il progetto dei genitori: questa è la migliore garanzia per il futuro del club. Ai tutti quelli che vogliono bene al Sassuolo dico che, al giorno d’oggi, trovare di questa gente è sempre più difficile, quindi teniamoceli stretti. Impegno, serietà e professionalità: tutti quelli che lavorano nel Sassuolo - come diceva Adriana Spazzoli – devono avere questi requisiti».

IO E I TIFOSI

«Ora sono responsabile della tifoseria, mi spiace non potere avere i nostri abbonati e supporters allo stadio. Ma la società sta lavorando per riportarli presto al Mapei Stadium».



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