Il Sassuolo scopre Lopez, il “piccoletto” col viso da ragazzino e classe da campione

Il 22enne mediano francese fortemente voluto da De Zerbi a Napoli ha conquistato tutti segnando anche un gran gol

SASSUOLO Ricevere palla al 95’, scattare in contropiede, fare andare a vuoto un primo avversario, schivarne un secondo, saltarne un terzo, mettere a sedere il portiere con una finta, appoggiare in rete. Di solito, gli appassionati calcio, arrivati a questo punto dell’azione, si svegliano e capiscono di avere sognato tutto, Maxime Lopez invece esulta e viene abbracciato dai compagni. Manolas, Di Lorenzo, Bakayoko e Ospina si guardano rassegnati e si chiedono da dove arrivi quel giocatore con il viso da 15enne. La prima firma in Serie A di Lopez è una di quelle impossibili da dimenticare, un biglietto da visita lasciato in bella vista al San Paolo. Curioso quanto stia cambiando il calcio, con il Sassuolo capace di battere il Napoli grazie alle reti di Lopez e Locatelli, che sono profili difficili da classificare, ma di certo più giocatori di tecnica, che non di pura interdizione. Fino a non molto tempo fa, l’opinione generale era che in mediana dovessero esserci muscoli, polmoni e centimetri, per dominare il gioco aereo, vincere i duelli e aggiudicarsi i palloni contesi; ad inventare ci dovevano pensare i trequartisti e a segnare gli attaccanti. Pian piano, però, sono comparsi centrocampisti di palleggio e dribbling, che difendono con il pressing e l’anticipo, che il pallone lo giocano rasoterra e che fanno degli inserimenti una costante. Lopez è cresciuto con quei modelli, guardando Kroos, Iniesta, Nasri, Thiago Alcantara e Modric; è maturato calcisticamente e ha iniziato a sognare il Barcellona, tanto da perdere un po’ di lucidità quando gli hanno detto di un interesse blaugrana: «Dopo il primo anno al Marsiglia, parlarono con il mio agente; gli dissero che, se avessi fatto una bella stagione, mi avrebbero preso. I sei mesi successivi non c’ero con la testa, ero da un’altra parte». Maxime rimane nella sua Marsiglia, dove è nato nel ‘97 e dove è cresciuto come calciatore, tanto da arrivare in prima squadra, venendo soprannominato ‘Minot’, perché «chiamano così i prodotti del settore giovanile». Per imporsi ha dovuto superare molta diffidenza: «La mia statura era un problema, me lo dissero chiaramente». Maxime, però, convince con altre qualità e i complimenti arrivano, da Zidane (“È sorprendente quello che fa”) a Rudi Garcia (“Max è un giocatore con grande tecnica e visione”). Dopo 10 anni di Marsiglia, gli ultimi dei quali tra alti e bassi, ha ceduto alla corte del Sassuolo: ha chiesto informazioni a Boga (“Lo conosco da quanto avevo 7 anni, giocavamo nelle giovanili del Marsiglia”), ed è stato convinto da De Zerbi. Un’operazione last minute, un possibile affare (il Sassuolo può esercitare il riscatto intorno ai 2,5 milioni), ma soprattutto un innesto fortemente voluto dall’allenatore neroverde, che già progettava nuove soluzioni tattiche; è curioso, infatti, come il giocatore del Venezia Junior Antonio Vacca abbia mostrato via social una sua conversazione WhatsApp con l’amico De Zerbi, in cui parlano proprio di Lopez: “Guardalo un po’ e dimmi se lo vedi bene nella mia squadra”, scrive il mister, allegando un video di Maxime, “Nonostante non sia una bestia, ha forza, frequenza di passo e poi tecnicamente è evidente. Fa il trequarti?”, risponde il calciatore, “No, lo voglio far giocare con Locatelli a due”. Detto, fatto. E Lopez domenica sera era in mezzo al San Paolo, a vedersela contro Bakayoko (un muro di 1 e 90), a lasciare le sue prime tracce nel campionato nostrano, in attesa di confermarsi in futuro. E allora: ‘Bonne chance, Minot’. —

A.F.