Sassuolo «Umile e altruista: oltre che un campione Berardi è un esempio»

Simone Seghedoni, da otto anni procuratore dell’attaccante del Sassuolo e della Nazionale, racconta il vero Domenico: «Un ragazzo d’oro al quale erano state appiccicate delle etichette» 

il ritratto

stefano aravecchia


Niente interviste a caldo, neanche una parola il giorno dopo. Domenico Berardi è fatto così, le luci della ribalta non gli interessano. Caratterialmente introverso, ama esprimersi sul campo con addosso una maglietta azzurra o neroverde. I top club non gli sono mai interessati, Juve compresa. Mister De Zerbi ha inquadrato alla perfezione il soggetto: «Il suo caso è comprensibile solo conoscendo bene la persona. È un ragazzo genuino, consapevole della sua forza ma anche del fatto che è il suo ambiente a conferirgliela. I suoi amici, i suoi affetti. Domenico è spiazzante, perchè siamo abituati a un mondo in cui tutti vogliono salire di più, brillare di più, guadagnare di più. La sua permanenza felice va contro le regole».

Considerazioni sposate in pieno dal modenese Simone Seghedoni, che da otto anni di Berardi è il procuratore. Oltre che amico e confidente: «Sono felice per Domenico, quello che sta facendo in azzurro è un ulteriore step nella sua crescita. Si merita queste soddisfazioni, per le sue qualità sportive ed umane. Giocare in Nazionale è sempre stato il suo sogno e per arrivarci ha scelto il progetto Sassuolo».



«Con la maglia azzurra all’inizio ha avuto un rapporto sfortunato, legato ad infortuni e periodi particolari. Pur dimostrando il suo valore con l’Under 21, in quella maggiore faticava a ritagliarsi un ruolo. Ora tutto è cambiato: a contribuire la crescita costante con Di Francesco prima e De Zerbi poi, che gli ha fatto meritare la fiducia di Mancini».



«Carattere difficile? Io lo conosco bene - racconta Seghedoni - stiamo parlando di una persona diventata grande in fretta. Lui è un ragazzo normale che ama giocare a pallone, ma quando finisce la partita vuole staccare e vivere la sua vita serenamente lontano dai riflettori. Lo definiscono un tipo particolare, in realtà ha solo fatto un percorso differente e, rispetto ai ragazzi della sua età, è poco social e molto riservato».



«Berardi è coerente con se stesso, sa tenere i piedi per terra e ha mantenuto l’umiltà che aveva fin da ragazzino quando a sedici anni giocava negli Allievi. Il calcio non lo ha cambiato, nè ha modificato i valori e il suo modo di vivere. Altro che bad boy di provincia come qualcuno lo aveva etichettato, Domenico è un esempio. A dimostrarlo c’è anche il bel rapporto che ha con i suoi compagni: ti dà tutto, col cuore. E non ragiona a livello individuale ma di squadra: lui mette sempre davanti il Sassuolo ai suoi obiettivi personali».



Tanti hanno criticato Berardi per aver rifiutato una big per il Sassuolo: «Solo chi conosce Domenico può capire che le sue scelte sono sempre state giuste. Ha ragione De Zerbi quando dice che l’ambiente Sassuolo gli ha dato tanto. È orgoglioso di giocare in questo club, ha debuttato a diciotto anni in B e da lì è stato un crescendo. Squinzi stravedeva per lui e ha sempre sognato di farne la bandiera. Berardi è felice di essere rimasto, a maggior ragione ora che raccoglie i frutti: squadra seconda in classifica, che gioca il miglior calcio in Italia e può raggiungere obiettivi che fino a qualche anno fa erano un sogno. Ora tutti vorrebbero giocare nel Sassuolo, che va considerato un grande club. Berardi neroverde a vita? Più avanti un altro tipo di scelta ci potrebbe anche stare, ma non è detto».



«Dopo la partita con la Bosnia ci siamo sentiti per messaggio. Le parole che ha scritto lasciavano trasparire una grande felicità. Per lui è un momento fantastico, ma non è il tipo da cullarsi sugli allori. Da oggi la sua testa è rivolta al Verona. Non si era montato neanche dopo i quattro gol al Milan nel 2014. Forse questa è la sua vera forza: non fa il fenomeno, ma nemmeno si butta giù nei momenti difficili. Vive tutte le situazioni con equilibrio. D’altronde, come diceva Di Francesco, per dare il massimo Berardi ha bisogno di giocare con spensieratezza, senza tensioni gli riescono giocate eccezionali che per lui sono normalità».



Ma in passato problemi di nervosismo Berardi li ha avuti, a testimoniarlo cartellini e squalifiche: «L’essere dipinto come un bad boy gli è pesato. In campo pagava gesti istitivi che faceva fatica a controllare. Adesso riesce a gestire i momenti di nervosismo e anche in questo De Zerbi è stato determinante: in assenza di Magnanelli gli ha dato la fascia da capitano, responsabilizzandolo».



«A soli 26 anni ha già segnato 91 reti in A con oltre 200 presenze, in Nazionale maggiore è già a 3 gol in 4 partite. E non stiamo parlando di un centravanti, ma di un esterno d’attacco bravo anche a fare la fase difensiva oltre a servire assist ai compagni. E poi ha resistenza, lotta fino all’ultimo. Insomma, un giocatore totale». Che presto diventerà anche padre: un figlio o una figlia in arrivo (Domenico e la compagna Francesca non hanno svelato il sesso del nascituro), un’ulteriore tappa del suo percorso di crescita personale.—



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