La bandiera Magnanelli, 36 anni e 500 presenze. Una favola che non finirà

Contro la Sampdoria il centrocampista umbro ha tagliato il prestigioso traguardo in neroverde. E per lui è pronto il rinnovo del contratto 

Settemilacinquecento euro all’anno. Tanto, facendo un conto molto a spanne, è il costo del cartellino di Francesco Magnanelli per il Sassuolo. Arrivato nel 2005 per 120mila euro, il centrocampista umbro (è nato calcisticamente nel Gubbio dove ha esordito sedicenne in C2, a 29 chilometri e mezzo da Umbertide, la città della vera nascita) è passato dal Chievo, dove però non ha mai giocato coi grandi, e dalla Sangiovannese allenata ai tempi di Maurizio Sarri, in serie C1. Poi sempre e solo una maglia, una città, una squadra: Sassuolo. 500 presenze in sedici stagioni, 10 reti complessive (8 in campionato tra C1, B e le tre nel massimo campionato e due in Coppa Italia, una di C e una assoluta), 9 presenze anche in Europa League e una fascia, quella da capitano, che ha al braccio da una vita.

A Genova, contro la Sampdoria, la seconda presenza stagionale, la prima da titolare e la cinquecentesima con indosso la maglia neroverde con la scritta Mapei sul petto: "C'è stata un po' di emozione iniziale, non giocavo da un po' e non è stato facilissimo approcciare la gara – ha ammesso a fine gara il centrocampista, che ha dovuto togliersi di dosso un po’ di ruggine -. E' stata una vittoria pesante dopo il ko con il Milan, ora ci aspetta il mese gennaio che sarà uno spartiacque importante”. Ma le parole più lusinghiere nei confronti del capitano sono state quelle del tecnico De Zerbi che ha appena cinque anni in più del suo giocatore (41 contro le 36 candeline spente da Francesco lo scorso 12 novembre): "E' unico per noi. Al di là delle 500 partite con la maglia del Sassuolo, è un privilegio averlo con noi e anche per i giocatori credo sia un privilegio averlo come compagno. Lo abbiamo ritrovato – ha spiegato De Zerbi alla fine della partita vinta nella casa della Samp -, anche se non è in condizioni ottimali. Ma lui, per noi, anche non al 100% è determinante”.


Quella tra il Sassuolo e Magnanelli sembra veramente una storia d’altri tempi. Non stiamo parlando di un predestinato, per stare sul tema ‘bandiere’ Magnanelli è più uno Zanetti che un Totti o un Maldini, perché al suo arrivo nella seconda stagione del Sassuolo targato Mapei si giocava il posto con Luca Baldo (oggi al Muggiò in Promozione lombarda). Magnanelli, però, ha saputo trovare spazio, la maglia da titolare e via via il successo nel campionato di C2, C1 e B per arrivare, alla soglia dei trentanni, a giocare in serie A. E a trovare spazio, presenze (in totale 188 finora) e una maturità calcistica da vero campione. Ogni anno sembrava esserci qualcuno che potesse toglierli la maglia da titolare, sembrava. Perché poi Magnanelli, con la sua tenacia e con un senso della posizione e una sapienza tattica rarissime, alla fine era sempre lì a giocare dall’inizio con la sua fascia al braccio. Un infortunio serio, nella stagione dell’Europa League, ma anche una capacità di gestirsi in campo e fuori da non rendere eccessivo il paragone con l’attuale vice presidente dell’Inter. Cinquecento presenze con una sola maglia spalmate in quattro categorie differenti rappresentano un caso più unico che raro nel panorama italiano e a Magnanelli, a fine carriera (cioè ancora tra qualche anno visto che rinnoverà il contratto) resterà forse soltanto il piccolo cruccio di non aver mai indossato un’altra maglia. Quella di una grande squadra? No, perché nel frattempo è il Sassuolo a essere diventato grande. Quella azzurra che, in qualche circostanza, è stata accarezzata. —

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