Traoré, classe 2000: due gol in una settimana e un talento che sboccia

Dopo un inizio di stagione poco brillante l’ivoriano sta finalmente trovando una collocazione anche dal punto di vista tattico 

E’ nato ad Abidjan, capitale della Costa d’Avorio, il 16 febbraio del 2000, ma è in Italia che è cresciuto e diventato un calciatore. Hamed Junior Traorè è arrivato in provincia di Reggio Emilia da bambino e ha cominciato a giocare nel Boca Barco, a Barco frazione di Bibbiano, per poi andare a vivere a Parma. L’Empoli lo ha tesserato a 15 anni e a fine stagione incasserà i 16 milioni per il cartellino del centrocampista offensivo che il Sassuolo verserà dopo il prestito biennale con obbligo di riscatto in un’operazione in cui, si diceva ai tempi, ci fosse anche l’interesse della Juventus. Junior, tra l’altro, ha un fratello più giovane, Amad Diallo, che è all’Atalanta e che dal primo gennaio passerà al Manchester United per 25 milioni più 15 di bonus. Ma torniamo al talento neroverde che si è rivelato a Empoli (prima 10 presenze da minorenne in B e promozione, poi 32 gettoni e due gol a 18 anni in serie A) e che a Sassuolo sta finalmente sbocciando, dopo una stagione così così, in cui ha comunque collezionato 31 presenze con 4 reti all’attivo in campionato e una in Coppa Italia.

I due gol nelle ultime tre partite, a Firenze prima e Genova poi, lo hanno rilanciato dopo un avvio di stagione poco brillante, in cui l’ivoriano aveva visto poco il campo e Traorè sta trovando una collocazione anche dal punto di vista tattico nel sistema di gioco di De Zerbi: "Sono più sciolto, più libero, mi ha aiutato anche il mister a ritrovare la condizione, sono contento, è anche merito della squadra – ha detto dopo la gara contro la Sampdoria -. Il mister stimola tutti i ragazzi, chiede sempre di più, urla, ti fa tirare fuori quello che hai dentro, lui è così e non cambierà. Siamo una squadra unita, compatta, ognuno aiuta l'altro. Ormai ci conosciamo di più, sappiamo i movimenti, proviamo tutti i giorni in allenamento e in partita è più facile".


Traorè ha anche parlato degli obiettivi e, appunto, della sua collocazione tattica: "Noi dobbiamo arrivare il più lontano possibile, fare un grande campionato e toglierci delle grandi soddisfazioni. Io sono contento. Per il ruolo mi sono dovuto abituare, prima facevo la mezz'ala, poi il trequartista e l'esterno, sto cercando di capire".

Proprio la posizione in campo sembrava il tema da sciogliere: nato mezzala, nel 4-2-3-1 di De Zerbi sembrava esserci poco spazio per lui. Ma non solo, lo stesso tecnico ha ammesso di aver commesso qualche errore con il centrocampista ivoriano: “Quando ho detto che con qualcuno sbagliavo probabilmente, in passato, ho sbagliato con Traorè a chiedergli di più in maniera forte. Mi sono dimenticato che ha vent'anni, è uno straniero e probabilmente aveva bisogno di un po' più di tranquillità. Tranquillità è una parola che non mi piace tantissimo ma Traoré è un talento”, le parole del tecnico del Sassuolo che evidentemente ha capito come far sbocciare le potenzialità del ventenne e che ora ha un'arma in più a disposizione in questo campionato che vede il Sassuolo stabilmente nelle zone altissime della graduatoria.

E, del resto, De Zerbi a Sassuolo ha dimostrato di avere grandi doti nel far crescere soprattutto i centrocampisti di qualità. Basti pensare al percorso, ritagliato su misura, per Manuel Locatelli o al recupero di un talento del calcio europeo che sembrava perduto, come Filip Djuricic. —

P.S.

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