Carpi dalla foschia a Foschi Il nuovo mister già in pista

È iniziato un nuovo corso provocato dalla clamorosa rottura con Pochesci

Fabio Garagnani

Il primo allenamento di Luciano Foschi alla guida del Carpi è avvolto dalla nebbia. Di foschia in foschia, dovrà far appello a tutto il pragmatismo che gli è riconosciuto dalle piazze dove ha allenato per diradare quella che è improvvisamente scesa sull’ambiente biancorosso, scioccato da quello che non sarà l’esonero più pazzo del mondo, ma di certo lo è per la storia recente di via Marx. Foschi si siede sulla panchina di una squadra giovanissima, che intorno al gioco di Pochesci aveva costruito la propria identità, i propri successi e - anche – gli insuccessi. In una posizione di classifica tranquilla, ad un passo dai play-off più che dai play-out, in anticipo sugli obiettivi posti dalla società, che oggi, come dice il presidente Mauro Mantovani nel suo comunicato, nel medio periodo vuole alzare l’asticella. Il nuovo tecnico avrà tempi strettissimi per imporre un altro calcio, visto che in poco meno di un mese, il Carpi giocherà nove partite e il tempo dedicato alla rifinitura e a recuperare le fatiche si mangerà le intere settimane. Tanto che nella partitella di ieri è ripartito da dove ha lasciato il suo predecessore, con il 3-4-1-2. Per il momento non può esserci altra strada.


I RISULTATI

Che Pochesci potesse essere criticato e contestato per alcune delle scelte fatte in campo è naturale, così come accade ad ogni allenatore. Ma tutto questo avveniva in una cornice divenuta solida, con la quale il tecnico era riuscito a dare un gioco e una identità ben precisi alla squadra, facendo esordire nel professionismo nove giocatori e interpretando il calcio in modo sbarazzino, divertente e divertito che ben si è cucito intorno alla sua banda di ragazzini. Tanto che, con queste caratteristiche e il loro marchio, Minel Sabotic e compagni sono stati in grado di mettere in difficoltà ogni avversario incrociato, con i loro alti e bassi e con il fardello di cinque gol annullati, molti se non tutti regolari, nel loro periodo più nero. Non bastasse, il tecnico ha dovuto affrontare tutti i disagi del focolaio di Covid più esteso dell’intero calcio nazionale, che ha chiuso in casa i giocatori per un ventina di giorni. Era lecito attendersi una ripercussione, e se il secondo tempo contro il Ravenna aveva illuso, il conto si è presentato a Macerata, dove al di là degli errori individuali, il Carpi si è espresso sottotono spegnendosi dopo mezzora di gioco. Un pericolo su cui era stato lo stesso Pochesci a mettere sull’allerta.

I RAPPORTI

Difficile quindi pensare siano i risultati, tantomeno le prestazioni, ad originare questo esonero. E allora cosa? Probabilmente i rapporti con Federico Marcellusi, socio con le principali deleghe societarie, e con l’intera dirigenza, perché di Pochesci tutto si può dire tranne che abbia un carattere malleabile. Un rapporto già sul filo da tempo, deteriorato dalla piega presa dal calciomercato, nel quale il tecnico condivideva le strategia con l’ex dg Alfonso Morrone: lo scambio Carletti-Barbuti col Fano, il ritorno di Michele Vano, la cessione di Tommaso Biasci al Perugia in cambio (anche) del prestito dell’esterno destro Tommaso Cancellotti. E’ finita con Carletti all’Arezzo, Vano al Perugia, Biasci al Padova senza contropartite e Barbuti ancora a Fano. E, soprattutto, è finita con la rescissione di Morrone, unico alleato all’interno dell’organico societario, e con l’acuirsi del conflitto passo dopo passo, goccia dopo goccia. Pochesci da una parte, il ds Andrea Mussi e Marcellusi dall’altra, finché quest’ultimo, considerando tutto questo prodigarsi come un’ingerenza, non ha detto basta. —

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