Tomasini, un Professore al PalaPanini

Da decenni regala a Modena i campioncini del futuro «Orgoglioso di questo, ma la scuola resta la mia passione» 



Bernardinho? Lui c’era. Bruno Bagnoli, Andrea Giani, Emanuele Zanini fino ai giorni d’oggi e al “Giangio bis”? Lui c’era e c’è ancora. Storia meravigliosa, quella scritta da Andrea Tomasini, per tutti al PalaPanini ormai semplicemente “Il Tom.”.


«Ripensando a quando da giovane giocavo nell’Edilcuoghi di Oreste Vacondio sorrido: chi l’avrebbe mai detto che Modena e questo “Palazzo” sarebbero diventati la mia seconda casa. Invece, anche oggi, domenica, siamo qui a preparare il lavoro settimanale dei nostri ragazzi».

Sì, perché Andrea Tomasini tra le mura del Tempio non è chiamato il Professore per caso.

«Si vede che era scritto nel mio destino che sarei diventato un insegnante e io sono felicissimo di poterlo essere: non solo quando entro in palestra, ma anche nella vita di ogni giorno».

Storia meravigliosa, si diceva, quella di Tomasini, perché in pochi al mondo avrebbero fatto la sua scelta. Quale? Leggete le sue parole e capirete il personaggio.

«Volevo studiare e ho avuto la fortuna di poterlo fare, sono Professore di Educazione Fisica all’Istituto Elsa Morante di Sassuolo da 30 anni e non ho mai pensato nemmeno anche solo per un istante di rinunciarvi».

Nemmeno quando la pallavolo è diventata più di una semplice passione.

«La colpa fu di Bernardinho, io fino a quel momento avevo fatto da assistente a Giorgio Barbieri nel Volley 2000 Spezzano della famiglia Magnani, poi un anno a Corlo in B2 da “primo”. Un giorno mi dissero che a Modena, alla Panini, Bernardinho cercava giovani con passione e voglia di fare e andai a parlargli. Fu lui a convincermi in un minuto a passare alla pallavolo maschile e mi insegnò quella che io anche adesso continuo a considerare la parola chiave nella vita: entusiasmo. Senza quello non si può ottenere nessun risultato. Ricordo quella stagione e ricordo anche Bruninho, giovanissimo, figlio di Bernardo, giocare al palasport fino allo sfinimento con un pallone da pallavolo».

E che Tomasini ci sapesse fare con i giovani lo hanno capito subito in tanti, a Modena e non solo.

«A me piace lavorare e mi piace vedere crescere i ragazzi, sono stato felicissimo di essere chiamato anche in nazionale, due volte, la seconda con il gruppo dei ’95 partecipammo agli Europei e avevo in squadra gente come Giannelli e Balaso, tanto per citare un paio di nomi».

Bravo, tanto bravo a plasmare e forgiare campioncini al PalaPanini, ma sempre fermo nella decisione di non fare il “professionista sotto rete”.

«Io, per la verità, mi sento tale, anche se ho preferito non puntare a panchine della Serie A quando magari ce ne fu l’opportunità: la verità è che dedicandomi ai giovani riesco anche a non rinunciare all’insegnamento a scuola, solo chi ha questa fortuna sa quanto ti dia quel mondo. Proprio a scuola ho conosciuto Kevin Casali, un allievo di cui vado molto fiero: andai subito dalla madre e le dissi che lui aveva un grande potenziale. Arrivò a pochi centesimi dal tempo limite per partecipare ai Giochi Paralimpici di Rio, e da quel momento si dimostrò un vero campione».

Come i tanti ragazzi che oggi sono diventati realtà della pallavolo e che lui ha cresciuto al PalaPanini.

«Giulio Pinali? Non solo, anche il fratello Roberto, poi Bossi, Onwelo, Pinelli, Marra, Sighinolfi, Coppelli, Zanettin, Held e Bargi in un recente passato, e se parliamo del presente, cioè della stagione che stiamo vivendo in Serie B, allora dico Tommaso Rinaldi, uno forte anche in testa, pronto per ribalte importanti, ma anche Sanguinetti, che non smetterebbe mai di allenarsi, o Sala, Lusetti, Gollini e Truocchio».

Che il lavoro fatto sui tanti ragazzi passati al Palazzo sia stato “importante” lo dimostrano i risultati andati a...referto.

«Uno scudetto Under 15, una Boy League e la Junior League nell’anno del triplete sono successi che nessuno di noi potrà dimenticare, ma è il livello raggiunto di cui possiamo essere soddisfatti, anche i tanti piazzamenti nel corso degli anni e le tante finali giocate non vanno dimenticate».

E allora ecco l’ultimo insegnamento per oggi del Professor Tomasini.

«I risultati vengono se tutte le componenti funzionano: è sempre la squadra che vince quindi il minimo è che io ringrazi tutte le persone che mi hanno affiancato nella ricerca di giovani di talento: da Giulio Salvioli a Roberto Santini, da Chiara Zanasi a Luigi Parisi, a Marco Parenti e tanti altri. Senza di loro nessuno dei ragazzi che abbiamo cresciuto insieme sarebbe adesso in Serie A». —