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Giro d'Italia, alla scoperta dei segreti della tappa che arriva a Sestola

La frazione dell’11 maggio che parte da Piacenza negli ultimi 60 km “entra” nel nostro Appennino con le salite di Montemolino, Montecreto e Colle Passerino 

Una tappa tutta da gustare, la prima del Giro d’Italia 2021 in cui la strada inizierà ad impennarsi e anche quella in cui la maglia rosa potrebbe, chissà, cambiare padrone. La Piacenza-Sestola di martedì 11 maggio – 186 chilometri e un dislivello di 1800 metri – rappresenta senza dubbio il fiore all’occhiello della nuova “visita” della Corsa Rosa nella nostra provincia. Proprio sull’Appennino modenese i “big” testeranno la gamba in vista delle vette più impegnative, magari uscendo allo scoperto con una prima accelerazione sulle rampe che porteranno verso il traguardo di Sestola. Il percorso è appena stato svelato e andrà scoperto in ogni suo dettaglio, ma i tre Gran premi della montagna sono sufficienti per spiegare che per i corridori non sarà una passeggiata, a maggior ragione dopo il percorso ricco di saliscendi affrontato il giorno precedente sulle colline piemontesi. “Tappa mossa appenninica”, viene definita dagli organizzatori, classificata con tre stelle su cinque come coefficiente di difficoltà. “La breve ma intensa salita di colle Passerino, con le sue pendenze in doppia cifra, determinerà la classifica all’arrivo”. L’attesa è dunque per il finale di tappa, che nasconde anche una curiosità: i 4,3 chilometri di salita da Fanano fino al colle Passerino, percorrendo le ripide vie Canevare e Ca’ Frati, saranno infatti le stesse che i ciclisti percorsero in direzione opposta nel 2016, con una discesa a tutta velocità dopo aver scollinato Pian del Falco. Per colle Passerino, dove si troverà l’ultimo Gran premio della montagna a 2,5 chilometri dal traguardo, si intende il bivio tra Ca’ Frati e via Passerino, all’altezza della sbarra del pagamento per raggiungere gli impianti di Pian del Falco, Lago della Ninfa e Passo del Lupo; qui si svolterà a destra e, percorrendo i corsi Umberto I e Libertà, si arriverà in piazza Passerini, nel cuore della Perla dell’Appennino. Sarà ancora una volta il premio ad una fuga, come accadde nel 2014 a Passo del Lupo con l’olandese Pieter Weening e nel 2016, sempre sul traguardo di Sestola, con Giulio Ciccone? Solo la strada, oltre a gambe e tattiche, lo dirà. Certo è che il tratto prima dello scollinamento finale, con punte superiori al 10%, potrebbe invogliare chi avrà più benzina alla “sparata” decisiva. Questi sono solo gli ultimi chilometri, ma nella prima tappa modenese del Giro – la mattina successiva si partirà dal capoluogo, in piazza Roma – c’è molto di più: la carovana rosa entrerà nel territorio provinciale da Ponte Secchia al chilometro 124, -62 dal traguardo, dopo una partenza pianeggiante e i primi assaggi di salita fino al Gpm di Castello di Carpineti; passerà da Ponte Dolo, quindi salirà fino a Vitriola per poi tornare a scendere a Ponte Dragone, dove potrebbero iniziare le prime schermaglie. Il tratto da Savoniero a Montemolino, secondo Gpm di giornata, soprattutto negli ultimi chilometri creerà i primi affanni, che il passaggio da Mocogno e Lama e la discesa verso Strettara mitigheranno solo, visto lo strappo di 3,5 chilometri al 7,4% di pendenza media per raggiungere Montecreto e poi, dopo una nuova discesa verso Fanano, lanciarsi nell’infuocato finale. Strade di casa per il pavullese Luca Covili, ma che non suoneranno come nuove anche al re del Tour de France 2019, Egan Bernal, esploso proprio sul nostro Appennino nella Coppi e Bartali 2016.—

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